Settanta anni fa quella diretta con i versi del poeta Fraticelli
Era il lontano 3 aprile del 1953 quando a Chieti arrivò una troupe di Radio Rai, con la giornalista Pia Moretti, per fare la radiocronaca della processione del Venerdì santo. La redazione chiese se...
Era il lontano 3 aprile del 1953 quando a Chieti arrivò una troupe di Radio Rai, con la giornalista Pia Moretti, per fare la radiocronaca della processione del Venerdì santo. La redazione chiese se ci fosse qualcosa di particolare, oltre al Misere di Selecchi, per arricchire la messa in onda. Qualcuno fece il nome di Raffaele Fraticelli, giovanissimo poeta allora sconosciuto, che aveva scritto Vinirdì Ssante, struggente e delicato racconto di un bambino che guarda il passaggio della processione insieme alla mamma. Un canto all’amore e alla pace che a distanza di settan’anni suona ancora attuale e profetico. La Moretti lo mandò subito a chiamare. Lui, un po’ intimorito, fece presente che il testo era in dialetto e che forse non tutti, specie al Nord, lo avrebbero compreso. Lei, senza perdersi d’animo, lo invitò a leggere e appena finito esclamò: «Bellissimo! Sarà la ciliegina sulla torta della diretta».
Così quella sera, poco dopo il tramonto, come da tradizione, appena il coro intonò il “re” del Misere, la diretta è partita. Mentre Pia Moretti spiegava quello che stava accadendo, Fraticelli era seduto vicino a lei e la guardava ammirato e un po’ spaventato. Appena il corteo comparve davanti al teatro, lei gli fece segno di iniziare: «Vinirdì Ssante: ’sta jurnata scure quanta ricurde fa minì a la mente, ognune s’arevéde crijature che va de llà dde qua ’mmezz’a la ggente. Chi sa pe quanta tempe, quant’ancóre ’stu jorne vè pparlà dentr’a lu core!». Una data che segna la consacrazione di un poeta che nel corso della carriera avrebbe lasciato a tutti noi un patrimonio di opere di inestimabile valore.
*regista e scrittore

