Sevel, altra carenza di forniture: 1.700 operai in cassa integrazione

6 Novembre 2021

Mancano ancora i microchip: da lunedì scattano nuovi provvedimenti aziendali contro la crisi La misura riguarda solo una parte dei lavoratori e scoppia la polemica: «È una discriminazione»

ATESSA . Cassa integrazione per una settimana in Sevel a partire da lunedì. La direzione aziendale ha comunicato ieri pomeriggio alle organizzazioni sindacali il nuovo assetto produttivo della fabbrica dei furgoni commerciali a marchio Stellantis. La riduzione della produzione giornaliera è causata dall’ennesima mancanza di componenti: questa volta si tratta dei microchip che compongono quella che in fabbrica viene chiamata scatola sterzo ZF. Ed oltre alla brutta notizia della necessità di una nuova battuta d’arresto, si aggiunge anche la tensione all’interno dello stabilimento tra sindacati e azienda.
La cassa integrazione sarà infatti “parziale”, ovvero riguarderà circa 500 lavoratori del turno A e altrettanti del turno B e circa 700 del turno notturno C, ma non è chiaro come saranno scelti i lavoratori che dovranno fermarsi e su quale base. Alcuni, tra le rsa di stabilimento, hanno parlato di discriminazione, dal momento che non è prevista la rotazione della cassa, cosa tuttavia prevista dalla legge. «Seppur nel rispetto della normativa», dichiara la rsa Uilm, «riteniamo non condivisibile il criterio adottato per la scelta dei lavoratori da mettere in cassa integrazione». Ma i rappresentanti sindacali hanno potuto per il momento solo prendere atto della scelta. I lavoratori che saranno sottoposti al regime di cassa perderanno circa il 30% dello stipendio assieme alla maturazione di par (permessi), ferie, ratei di stipendio, contributi pensionistici e altre voci previdenziali. E le fermate potrebbero proseguire a oltranza. Si parla addirittura di altre settimane di sospensione delle attività lavorative fino alla fine dell’anno. La crisi dei semiconduttori provenienti dall’Asia durerà, secondo le previsioni anche per tutto il prossimo anno. E per l’organizzazione del lavoro e delle commesse da effettuare in Sevel si naviga a vista.
«Sono seriamente preoccupato», interviene Domenico Bologna, della Fim-Cisl, «il problema della fornitura sta peggiorando e tutto il settore auto è attualmente in ginocchio. Questa situazione sta creando e creerà forti ripercussioni anche sull’indotto che in Val di Sangro dobbiamo assolutamente monitorare: con il fatturato di quest’anno parecchie realtà della sub fornitura andranno in serie difficoltà economiche. C’è urgente bisogno di un tavolo governativo che affronti la questione dei microchip». «La mancanza di componenti», considera Nicola Manzi, della Uilm, «è diventata ormai un elemento imprevedibile che sta condizionando gravemente l’attività produttiva del settore automotive e, nel nostro caso, di Sevel, e le previsioni non sono buone. Ci auguriamo che in Europa si cominci ad internalizzare le produzioni di microchip, altrimenti sarà dura».
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