Sevel e il rischio Polonia Fiom chiede aiuto a Roma

Atessa, fa paura l’annuncio di Psa di voler produrre i maxi furgoni nell’est Europa Il sindacato: «Tavolo urgente con il governo per evitare danni a partire dal 2023»
ATESSA . La Polonia fa paura. Lo sostiene la Fiom, ma lo dicono anche i dati. Lo stato scelto da Psa, partner di Fca (Fiat-Chrysler) in Sevel, è il secondo maggior produttore di auto in Europa con un milione di automobili realizzate in un anno. È il quinto miglior posto per gli investimenti nel settore automotive dopo Germania, Regno Unito, Francia e Italia. Non basta. Su 40 stabilimenti presenti in Europa centro-orientale per la produzione di automobili e motori, ben 16 si trovano in Polonia dove sono stipati 4mila centri di revisione veicoli, 20mila officine meccaniche, 27.500 aziende del settore automotive. Tra le fabbriche che hanno deciso di investire in Polonia, più o meno distanti dalla zona di Gliwice dove Psa produrrà 100mila furgoni di grosse dimensioni l’anno, ci sono la stessa Fiat, Volvo, Ford, Volkswagen, Scania, Opel e altre. La Polonia non è quindi una terra di nessuno dove si produce con manodopera a basso costo e condizioni fiscali favorevoli, tutt’altro. È il potenziale concorrente di Sevel sullo stesso terreno dove Sevel finora ha primeggiato, l’Europa e i furgoni. «Ma mentre alla Sevel non è possibile produrre più di 500 furgoni di grandi dimensioni l’anno per vincoli tecnici dei macchinari», fa notare Antonio Teti, «in Polonia non solo si possono produrre 100mila “furgoni passo lungo” l’anno, ma i macchinari sono abilitati anche per produrre i modelli standard che si fanno ad Atessa». Di qui l’allarme. «Tra qualche tempo, quando Psa sarà pronta al grande passo, cosa ne sarà di Sevel?», dice il coordinatore regionale Fiom, Alfredo Fegatelli, «e cosa ne sarà del suo indotto che per il 20% ricade in Abruzzo? Si è parlato di produzione complementare di Psa in Polonia, allora perché dire che lo stabilimento di Atessa è saturo?».
Il futuro prossimo non è in discussione: fino al 2023 (anno in cui scade la joint venture Fca-Psa) Sevel farà quello che deve fare. Ma Fiom si chiede cosa succederà dopo. Soprattutto se finora non si è ancora parlato di investimenti massicci per consentire l’uscita del nuovo modello di Ducato. «Temiamo che Fca voglia raschiare il fondo del barile», aggiunge Fegatelli, «questo è il momento per dare delle risposte su investimenti e futuro e invece tutto tace». Fiom chiede quindi un tavolo urgente con il Mise e il Governo. E una riflessione va fatta sui circa 7mila dipendenti attuali di Sevel. «Nel 2018», considera la rsa Emilio Caravaggio, «i lavoratori hanno fatto 19 sabati straordinari in più. Negli ultimi anni il calendario lavorativo Sevel è aumentato di un mese. Quando ci sono stati chiesti sacrifici li abbiamo fatti, ma da parte di Fca non abbiamo chiarezza».

