Sevel, ferie lunghe per il Natale: la produzione si ferma 16 giorni

Definito l’accordo per le chiusure di fine anno: stop dal terzo turno del 23 dicembre fino al 9 gennaio La carenza di materiali fa allungare il riposo, ma il reparto che lavora per il Messico riaprirà prima
ATESSA. Ferie lunghe per Natale anche quest’anno in Sevel, dove ieri è stato siglato l'accordo per il calendario delle chiusure di fine anno. Come accaduto anche lo scorso anno, a seguito della grave crisi che ha investito la componentistica, lo stabilimento dei furgoni commerciali leggeri sospenderà le attività lavorative dal terzo turno del 23 dicembre per riprendere regolarmente alle 5,45 della mattina del 9 gennaio. La direzione aziendale ha inoltre comunicato al comitato esecutivo delle rsa che la festività di San Leucio, patrono di Atessa, sarà anticipata lunedì 2 gennaio. La chiusura del reparto Ckd che produce componenti per lo stabilimento dei furgoni commerciali del Messico è invece prevista dal terzo turno del 23 dicembre al 2 gennaio compreso, con la ripresa delle regolari attività lavorative al primo turno del 3 gennaio. Per la copertura delle giornate di fermo collettivo saranno utilizzati eventuali residui di ferie del 2022, permessi in conto ore, permessi dell’anno corrente ed eventualmente anticipi di permessi del 2023. E si scivola dunque al secondo anno consecutivo per Sevel, passato a fronteggiare i problemi di fornitura. La direzione aziendale lo scorso anno aveva avvertito che la mancanza di componentistica (nel 2020 e 2021 la carenza riguardava soprattutto le componenti elettriche come microchip e semiconduttori) avrebbe riguardato anche tutto l’anno seguente e così è stato. Quest’anno la crisi si è allargata anche ad altre parti necessarie a comporre il furgone dei record, tra cui scatole guida, motori, tergicristalli, addirittura radio, il cui assemblaggio, nei veicoli moderni, comporta il coinvolgimento di buona parte del cruscotto e quindi il furgone non può uscire dalle catene di montaggio. Ad ottobre scorso, per l'analisi del terzo trimestre produttivo, Sevel si è quindi trovata, suo malgrado, a dover perdere circa 130 turni di lavoro, pari a circa 49 giorni lavorativi. Una voragine che tuttavia è riuscita solo a rallentare di un anno, rispetto al trend produttivo, il raggiungimento dei 7 milioni di veicoli prodotti. Il record dei 5 milioni era stato raggiunto nel 2015, sono diventati 6 milioni dopo soli tre anni, nel 2018. Intanto il coordinatore regionale di Italia Viva Camillo D’Alessandro invita a una riflessione «su ciò che sta accadendo in Sevel. L'annunciata fusione Sevel-Fca», scrive l'ex deputato in una nota, «va colta come un’occasione per aprire una vertenza nazionale a Roma sul comparto dei veicoli commerciali in Italia e in Europa. Nel tempo la fusione, senza garanzie industriali, può portare ad una profonda trasformazione della presenza industriale della Sevel, non solo per le conseguenze su contratti e lavoro, ma sulla strategia complessiva aziendale. Lo dico da liberale convinto: questo è il momento in cui lo Stato si proponga come partner istituzionale, entri nel capitale sociale come fa la Francia di Macron con la Pegeout, attraverso la cassa depositi. Rimane, inoltre, il totale immobilismo a Bruxelles di Stato e Regioni sulla disciplina degli aiuti di Stato: per le grandi industrie ciò che è possibile fare in Polonia, non è più possibile in Abruzzo».

