Sevel ferma la produzione e chiede aiuti per gli operai

Atessa. Chiusura fino a domenica, chiesta la cassa integrazione per i lavoratori I sindacati concordano: «La salute dei dipendenti va messa al primo posto»
ATESSA. Chiusura fino a domenica e abbassamento dei volumi produttivi e personale ridotto a partire da lunedì. La notizia che la Val di Sangro aspettava e allo stesso tempo temeva è arrivata: anche lo stabilimento dei record Sevel soccombe al coronavirus. Ieri la decisione è stata comunicata ai rappresentanti sindacali dopo che è stato diramato un comunicato dal quartier generale di Fca a Londra. Tutte le fabbriche italiane del gruppo subiranno interventi straordinari di sanificazione e chiusure temporanee, come nel caso dello stabilimento del Ducato e i suoi oltre 6mila dipendenti. Lo stop produttivo è previsto dal 1° turno di oggi alle 5,45 fino a domenica. L’azienda provvederà a richiedere la cassa integrazione per coprire i lavoratori che rimarranno a casa sia nella fermata totale sia nei giorni successivi. E anche altre aziende dell'indotto Sevel stanno provvedendo a fare richiesta di cassa integrazione. «La salute e la sicurezza dei lavoratori è al primo posto», commenta Nicola Manzi, della Uilm. «Il decreto ministeriale emanato per contenere il Covid 19 darà i suoi effetti se le aziende adegueranno i luoghi di lavoro alla normativa».
«La nostra rsa», dichiara la Fim- Cisl, «ha ribadito la necessità di ottemperare a tutte le disposizioni vigenti, sanificazione e disinfezione e distanze di sicurezza tra le persone, monitorando i flussi degli utenti da parte dei vettori, garantendo la distanza prevista dal decreto di un metro. Nell'ipotesi di autobus troppo affollati abbiamo chiesto di istituire delle corse supplementari che dovranno essere considerate ordinarie circa i costi da applicare ai lavoratori. Sotto nostra pressione la Regione ha emanato una ordinanza prevedendo misure urgenti per il trasporto pubblico locale».
«È stata accolta la nostra richiesta», sottolinea Alfredo Fegatelli, della Fiom Chieti, «avevamo chiesto una fermata per una migliore riorganizzazione in Sevel». Anche lo Slai Cobas rivendica la chiusura temporanea a seguito di una diffida inoltrata il 10 marzo a Sevel da parte del coordinatore provinciale Giordano Spoltore. «Considerato l'elevato numero di operai e impiegati presenti nel sito produttivo», ha scritto Slai Cobas, «l'incremento dei casi di contagio su territorio nazionale, la presenza di lavoratori invalidi e con patologie a rischio, intimiamo l'immediata fermata degli impianti, in attese di adeguate misure di prevenzione».
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