Sevel, Fim: priorità ai contratti di espansione

Il sindacato fissa gli obiettivi dopo le elezioni in azienda: «Così agevoliamo il ricambio generazionale»
ATESSA. Saranno quattro anni di nuove sfide, cambiamenti e difficoltà sempre più ardue da superare quelli che aspettano i nuovi rappresentanti sindacali dei lavoratori (rsa) in Sevel. La transizione ecologica giocherà una parte fondamentale nel processo di cambiamento dell’automotive e ancora una volta sarà l'occupazione il grande tema dei prossimi anni. Sevel negli ultimi anni ha già perso oltre mille dipendenti tra pensionamenti a cui non sono seguite nuove assunzioni e contratti non rinnovati. E resta da capire come aggirare il grave problema delle forniture di materiali elettrici e non solo, a seguito dei pesanti contraccolpi sull'economia mondiale della guerra in Ucraina. Intanto la Fim, con 20 rsa di stabilimento su 45 totali (operai e impiegati) risultanti dalle recenti elezioni, gongola. «Questo risultato si può definire storico», commenta Domenico Bologna, segretario Fim Abruzzo e Molise, «visto che arriva in un contesto in cui il Covid non accenna a diminuire e il problema dell’approvvigionamento delle materie è sempre più marcato. Un risultato che a differenza delle ultime tornate politiche, dove è evidente un netto calo, ha visto la partecipazione dell'80% dei lavoratori». «Ci troviamo in una transizione epocale», prosegue Bologna, «il sindacato avrà il compito di traghettare Sevel nel futuro, a partire dal rinnovo del ccsl Stellantis. Inoltre bisognerà capire che ricadute avrà sui furgoni commerciali lo stop alla vendita dei motori endotermici a partire dal 2035: dovremo agire a tutto tondo anche col Governo senza perdere tempo in polemiche, mi auguro che anche le altre sigle ci seguano«. «Stiamo cercando di tenere al centro del nostro interesse attuale e futuro l'occupazione», aggiunge Amedeo Nanni, del direttivo interregionale Fim, «e vorremmo intavolare con l'azienda il discorso dei contratti cosiddetti di espansione, ovvero la possibilità per il lavoratore, su base volontaria, di uscire dal mondo del lavoro fino a un massimo di 5 anni prima della pensione. In questo modo si concederebbe il meritato riposo a chi non ha più le forze per restare e si attiverebbe un ricambio generazionale. L'azienda per legge ha l'obbligo di assumere un lavoratore a tempo indeterminato ogni tre dipendenti fuoriusciti». «Dal confronto con le elezioni del 2018», commenta Nicola Manzi, Uilm Chieti-Pescara, «gli aventi diritto al voto sono scesi come i seggi rsa da attribuire. Riteniamo che questo sia un risultato molto positivo per la Uilm, abbiamo riconfermato 13 rsa di cui 12 tra gli operai e 1 tra gli impiegati». «Siamo l'unica organizzazione che ha aumentato il numero delle rsa da 7 a 8», commenta Gianluca Gagliardi, segretario territoriale Fismic, «continueremo a lavorare per i diritti occupazionali e salariali dei lavoratori».
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