Sevel, la Uilm lancia l’allarme: posti di lavoro a rischio ad Atessa

La crisi nell’approvvigionamento dei materiali e lo stop produttivo, il sindacato chiede certezze Manzi: «Siamo preoccupati, l’apertura dello stabilimento in Polonia potrebbe spostare il lavoro»
ATESSA. «La crisi nell’approvvigionamento dei semiconduttori sta solo anticipando ciò che si vivrà in Sevel tra qualche mese, con l’avvio dello stabilimento polacco di Gliwice. Posti di lavoro e produzioni saranno delocalizzati altrove, via dalla Val di Sangro». È quanto sostiene la Uilm per voce del segretario Chieti-Pescara Nicola Manzi, all’indomani di una fermata produttiva quasi senza precedenti nello stabilimento del Ducato a causa della mancanza di microchip provenienti dall'Asia. «La momentanea crisi dovuta alla mancanza della componentistica ci preoccupa seriamente», interviene Manzi, «ma quello che ci allarma di più è senza dubbio la potenziale concorrenza che potrebbe derivare dallo stabilimento polacco, che dal 2022 inizierà a produrre il Ducato. Lo dicevamo in tempi non sospetti», prosegue Manzi, «quando si salutava lo stabilimento polacco come una fabbrica destinata soltanto a produrre Ducato “a passo lungo”: la nuova fabbrica sarebbe stata una spina nel fianco per Sevel che ha perso immediatamente il suo primato produttivo in Europa, ritrovandosi con un concorrente agguerrito in casa e la perdita definitiva del suo monopolio, visto che era l’unico stabilimento europeo per la produzione di veicoli commerciali leggeri. Oggi sappiamo che il potenziale produttivo di Sevel è di 300mila furgoni, così come è ormai noto che inizialmente in Polonia saranno prodotti circa 50mila pezzi per poi arrivare a 100mila pezzi l’anno. Una volta a regime però», dice Manzi, «la presenza stessa della fabbrica di Gliwice provocherà lo spostamento del lavoro dall’Abruzzo all’Europa centrale. Stellantis toglie a Sevel ciò che può produrre, a minor costi e migliori condizioni economiche, in Polonia. È la fine di un’era oltre che quella di un primato produttivo. La politica di Stellantis è ormai chiara anche sull’utilizzo dei trasfertisti», rimarca il segretario Uilm, «si favorisce la manodopera di lavoratori interni, piuttosto che effettuare nuovi innesti dal territorio, scardinando in questo modo decenni di accordi sindacali tra azienda e parti sociali per favorire e incentivare l’occupazione locale. Attualmente lavorano in Sevel 6.780 persone, ma solo 5.522 sono i dipendenti diretti». Per la Uilm la Sevel sta quindi perdendo occupazione locale nonostante i record raggiunti e fa appello a tutte le organizzazioni sindacali per chiedere all'azienda "garanzie e chiarimenti per evitare l’apertura di una crisi che potrebbe portare ad una consistente diminuzione del lavoro e dell’occupazione e, quindi a un impoverimento economico e sociale del territorio».

