Sevel, nel 2022 perso un mese di lavoro

Fabbrica chiusa fino a sabato per l’ennesima mancanza di forniture: oltre 300mila i veicoli prenotati e non prodotti
ATESSA. Con l'ultima fermata per mancanza di materiali fino al 3 settembre, sale a circa un centinaio il monte dei turni persi in Sevel, numero che, conti alla mano, diviso per i tre turni che si effettuano nella fabbrica del Ducato, significa che nel 2022, finora, lo stabilimento di Stellantis ha perso oltre un mese di lavoro. E se in Sevel si è abituati a produrre una scocca in meno di un minuto e oltre mille furgoni al giorno, significa che oggi c'è un buco di oltre 30mila veicoli prenotati e non prodotti e che difficilmente potranno essere recuperati visto che per programmare gli straordinari bisognerebbe lavorare tutta la settimana, cosa che ultimamente accade sempre meno spesso. A giugno, mese nero per la produzione, si è lavorato solo 8 giorni. E l'autunno potrebbe riservare ancora tante fermate.
LO SCENARIOLo stabilimento di contrada Saletti è al centro, suo malgrado, di una congiuntura socio-economica drammatica. Il Covid, sebbene abbia fatto reggere la produzione e perfino incrementarla per certi versi, dato il boom dell'e-commerce e del settore dei motorhome, camper e roulotte (una delle fabbriche di riferimento del comparto, la Trigano Van, produce a Paglieta questo genere di allestimenti su base Ducato), ha rallentato i ritmi di un tempo. E poi è venuta la crisi dei semiconduttori: shortage delle materie prime dovuto principalmente ai cambiamenti climatici, ma anche a una richiesta senza precedenti di microchip e componenti elettronici nell'unico mercato mondiale di riferimento, quello asiatico che non riesce a soddisfare tutte le richieste e che sta condizionando le sorti economiche del mondo. A questo si aggiunge la tensione tra i governi cinese e americano sulla pressione di quest'ultimo su Taiwan (dove sono concentrate gran parte delle aziende di microchip) e, non ultima, la guerra in Ucraina che ha segnato una tragica battuta d'arresto sugli scambi commerciali di materie prime.
LA POLONIASevel è il più grande stabilimento di veicoli commerciali leggeri d'Europa. Ha una capacità produttiva che supera i 300mila furgoni l'anno. Ma con l'avvio, quest'anno, della produzione di furgoni commerciali leggeri (ma più lunghi del Ducato) nella fabbrica di Gliwice in Polonia, le cose potrebbero mettersi male. Questo perché se da un lato la casa madre aveva sempre rincuorato sul fatto che non c'è nessuna "sovrapposizione" tra i due stabilimenti e che a Gliwice si faranno 100mila furgoni l'anno contro gli oltre 250mila di Sevel, dall'altro in Polonia ci si prepara già ai tre turni. Cosa che, in soldoni, significa che i furgoni prodotti saranno almeno 150mila. E con questi numeri quanti ne resteranno da realizzare in Val di Sangro?
LE RICHIESTE DI MERCATOEppure il furgone commerciale made in Italy ha ancora il suo primato sui mercati. Lo ha detto la direzione aziendale Sevel alle rsa. Senza crisi della componentistica lo stabilimento sarebbe in grado di produrre a pieno ritmo. Ma la crisi c'è. Nei concessionari, se si ordina oggi un Ducato ci si sente rispondere che ci vorranno dai 7 ai 9 mesi per ottenerlo. «Come Fismic siamo preoccupati», interviene il segretario Gianluca Gagliardi, «ma sappiamo che Sevel è uno stabilimento premium sul comparto, al centro della unit business di Stellantis. Certo è che le fermate iniziano a pesare sui lavoratori».
LE REAZIONI
«La situazione internazionale ci preoccupa», dice Giancarlo Carlucci, rsa Uilm nello stabilimento, «chi ci rimette sono i lavoratori che stanno perdendo salario con la cassa integrazione e subendo gli aumenti. Pensiamo anche alle tante aziende, soprattutto siderurgiche, che a causa dei costi energetici triplicati saranno costrette a chiudere». Anche per Amedeo Nanni, Fim-Cisl Abruzzo e Molise, «la situazione può solo peggiorare in autunno. Ci preoccupano i riflessi sull'indotto e sui lavoratori somministrati, la parte più fragile della catena». Fiom ammonisce azienda e governo: «La situazione va affrontata con urgenza», dicono Simone Marinelli, coordinatore Automotive per la Fiom-Cgil e Alfredo Fegatelli, segretari Fiom-Cgil Chieti, «chiediamo garanzie sul futuro industriale e occupazionale di Sevel».
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