Sevel, «poche ferie collettive»: è sciopero

10 Agosto 2017

Atessa. Fiom-Cgil e Usb contrarie al periodo di riposo spezzettato: «La fabbrica sia a misura d’uomo e non il contrario»

ATESSA. Si ferma per una sola settimana di ferie collettive la Sevel, colosso italo-francese per la produzione di veicoli commerciali leggeri, ed è sciopero della Fiom e della Usb (Unione sindacale di base) che chiedono ai lavoratori di incrociare le braccia domani alle ultime due ore di ogni turno (Fiom) e per i turni A, B, C e centrale di venerdì e dalle 22.15 alle 5,45 di sabato (Usb). Gli oltre 6mila dipendenti dello stabilimento del Ducato Fiat potranno riposare soltanto al 14 al 21 agosto a fronte delle tre settimane di ferie continuative che di solito vengono concesse dalle fabbriche metalmeccaniche nel mese più caldo dell'anno. Per i lavoratori Sevel invece, dopo il ricorso sistematico a turni di straordinario e due annate di produzione record (anche il 2017 dovrebbe concludersi con un nuovo primato) le restanti due settimane di riposo hanno dovuto essere programmate in modo scaglionato da maggio a dicembre. Per ovviare alla mancanza di personale sulle linee la direzione aziendale aveva anche programmato nei mesi scorsi di impiegare, fino all’11 settembre, 120 trasfertisti provenienti dallo stabilimento Fca di Melfi e di prorogare 357 contratti interinali, sia full time che weekendisti. Ma per la Fiom e Usb, che da mesi sono sul piede di guerra sulla questione ferie e carichi di lavoro in fabbrica, la soluzione messa in atto da Sevel non basta, anzi «mortifica i lavoratori».
«Due settimane di ferie, con la terza staccata», interviene il segretario provinciale Fiom, Davide Labbrozzi, «non consentono il pieno recupero dello stress psicofisico dei lavoratori. Il sistema adottato inoltre prevede trasferimenti massicci da altri siti produttivi con la conseguenza di costi più alti per i trasferimenti e sperpero di denaro. Perché non impiegare invece manodopera locale per dare risposta alle esigenze del territorio?».
La Fiom stigmatizza anche una cattiva gestione della concessione dei Par, i permessi retribuiti, dal momento che «i capi devono rigorosamente rispettare le percentuali di assenza tenendo conto delle ferie a scorrimento, il che non consente di accordare a chi lavora la possibilità di riposare e gestire esigenze famigliari o personali. È più facile totalizzare un sei al Superenalotto», ironizza Labbrozzi, che ha chiesto un incontro urgente con la direzione aziendale per una migliore pianificazione del futuro produttivo dello stabilimento, «che ottenere un permesso». Da stigmatizzare, secondo Fiom e Usb, anche «le temperature tropicali» all’interno delle officine. «Riconfermiamo», dichiara la Usb, «l’idea che la fabbrica debba essere a misura d’uomo e non il contrario. «Siamo stanchi di subire, i valori della vita non possono essere surclassati dalle logiche imposte dal mercato», chiosa la Fiom.
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