Sevel si ferma un’altra settimana «Così si perdono milioni di euro»

18 Febbraio 2023

Si prolunga di altri sette giorni lo stop produttivo alla Fca Italy e in Val di Sangro torna subito l’allarme I sindacati: «Problema gravissimo la mancanza di microchip, siamo tenuti in scacco dai Paesi asiatici» 

ATESSA. Si prolunga di un'altra settimana il fermo produttivo alla Fca Italy. Nemmeno il tempo di rientrare sulle linee, da giovedì ferme per mancanza di materiali di fornitura, che da lunedì 20 fino a venerdì 24 febbraio la ex Sevel si ferma di nuovo, questa volta per mancanza di body computer, una sorta di centralina di gestione responsabile del monitoraggio e del controllo di vari accessori elettronici del veicolo. Ed è subito allarme in Val di Sangro e nel resto del comparto automotive sparso in tutto Abruzzo.
I PRECEDENTILo stabilimento si era già dovuto fermare ad appena pochi giorni dall'inizio del nuovo anno. Lo scorso 23 gennaio, per una settimana, la mancata fornitura delle centraline vano motore avevano bloccato le linee produttive del più grande stabilimento in Europa per la produzione di veicoli commerciali leggeri. Lo scorso 14 febbraio, mentre a Roma, al tavolo del Mimit, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, si discuteva del piano industriale Stellantis, è arrivato l'annuncio della fermata dalle 22,15 di mercoledì fino alle 5,45 di oggi. La settimana di stop sarà coperta da cassa integrazione.
I MATERIALILa carenza più drammatica riguarda gli ormai celebri microchip. Dal 2019 è iniziato quello che è riconosciuto come chip crunch, ovvero la carenza di componenti elettriche o elettroniche provenienti dal mercato asiatico e in particolare Taiwan, Malesia, Cina e Corea. Una crisi che non ha accennato a ridursi e che, anzi, sembra aggravarsi ogni giorno di più. «In Abruzzo, come anche a livello nazionale, non si parla più di microchip», segnala Domenico Bologna, segretario generale Fim-Cisl Abruzzo e Molise, «e invece questo è un problema gravissimo che sta decretando la perdita di milioni di euro e di migliaia di veicoli sul mercato. Anche la Polonia è ferma: lo stabilimento di Gliwice non sta producendo così come noi in Val di Sangro. Quindi anche la presunta concorrenza sul mercato dei furgoni polacchi è un falso problema. Il vero dramma è questa carenza di microchip e semiconduttori che ci rende schiavi dei Paesi asiatici. La scelta delle case automobilistiche negli anni 2000 di investire in questi Paesi si sta rivelando deleteria, e si persevera nell'errore anche adesso coi motori elettrici che saranno prodotti in larga parte in Cina».
IL PIANO DI STELLANTIS«Nell'incontro al Mimit», interviene Alfredo Fegatelli, Fiom Chieti, «l'azienda oltre ad aver chiesto finanziamenti non è entrata nello specifico del piano industriale. Rispetto alla ex Sevel, pur dichiarando la centralità dello stabilimento, non ha fatto riferimento a investimenti o a nuovi modelli. Ha parlato dell'accordo con Toyota senza quantificare di quanti furgoni parliamo e i volumi che questo accordo produrrà tanto meno se le produzioni eventualmente previste saranno destinate anche allo stabilimento di Gliwice, mai menzionato nella discussione da parte dell'azienda. Queste continue fermate a causa della mancanza di componentistica in generale, non solo microchip, dimostrano inoltre che la Regione Abruzzo in questi anni non ha investito nulla sulla riconversione delle industrie. Sull'automotive la Regione dorme in tutto Abruzzo». «Una grande casa automobilistica come Stellantis», rimarca Nicola Manzi, Uilm Chieti-Pescara, «dovrebbe investire in Italia e in Europa su aziende produttrici di microchip, imponendo loro una garanzia di continuità. Siamo invece sotto scacco dei cinesi, una condizione che sta decretando anche la concorrenza di altri marchi che iniziano a produrre veicoli simili a quelli Stellantis».
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