Sgomberato l’ex asilo Era il rifugio dei disperati

Intervento nell’edificio in piazza Carafa. I residenti: lo Scalo è diventato il Bronx
CHIETI. I vigili urbani tornano nell’ex asilo dei disperati. Agli ordini del vice comandante della Polizia municipale Fabio Primiterra sei agenti varcano i cancelli continuamente violati dai senzatetto in cerca di un riparo ed entrano nell’ex asilo di piazza Carafa, il ricovero dei derelitti.
L’operazione è scattata martedì pomeriggio alle ore 18. Lo sgombero è stato portato a termine senza problemi. Salvo scoprire che il giorno dopo i senzatetto avevano trovato nuovamente il modo di rientrare in quella che ovviamente considerano la loro casa. E così ieri pomeriggio i vigili sono dovuti tornare di nuovo nella struttura. Staremo a vedere se questa volta il doppio sgombero ha sortito l’effetto decisivo. La storia degli sgomberi, d’altronde va avanti da tempo. L’ultimo c’era stato a inizio estate. Ma loro, finché la struttura e alla mercé di tutti, continuano a tornare.
I vigili urbani hanno deciso di muoversi raccogliendo la segnalazione del custode della scuola elementare di via Lanciano che si trova attaccata all’ex asilo. Sono arrivati martedì pomeriggio con tre pattuglie: sei agenti più il vice comandante Primiterra. La prima cosa che hanno dovuto fare è tagliare i lucchetti alle porte che gli occupanti abusivi avevano provveduto a mettere, sostituendoli a quelli lasciati l’ultima volta dagli agenti di polizia municipale. Dentro c’erano cinque cittadini stranieri: tre polacchi, un ucraino e un lituano. Non hanno fatto alcuna resistenza e non hanno detto neanche una parola. Uno di loro è rimasto seduto su una sedia e sembrava incapace di alzarsi, forse perché in preda a una sorta di coma etilico, tanto che i vigili urbani hanno deciso di chiamare il 118 che lo ha portato in ospedale.
Dentro alla struttura, oltre a un terribile fetore, c’era di tutto. Letti, vestiti, fornelli, cose da mangiare e altre suppellettili. Tutto accatastato alla rinfusa.
Nella giornata di ieri, quando i vigili sono nuovamente tornati, ce n’erano solo tre dei cinque sgomberati il giorno prima. Le operazioni si sono ripetute uguali a quelle di ventiquattrore prima. Con l’unica differenza che i vigili hanno provveduto a richiudere il buco nella recinzione accanto all’entrata secondaria della scuola elementare, utilizzato per entrare e uscire a proprio piacimento dalla struttura.
I residenti auspicano una soluzione definitiva per lo stabile di piazza Carafa. Tutti sanno del via vai dei senzatetto. Qualcuno li tollera, qualche altro si ribella. «Lo Scalo è il Bronx di Chieti», sbotta con rassegnazione Piero Pompilio, «ognuno fa ciò che vuole. Di vigili urbani se ne vedono pochissimi, la sporcizia regna sovrana e piazza Carafa di sera è diventata un luogo sconsigliabile da frequentare». «Pochi vigili, ma gli ausiliari del traffico ci sono», dice Corrado Di Berardino che riferisce di aver sentito da uno di loro dire che ci sarebbe una differenza di trattamento tra lo Scalo e il Colle. Speriamo sia stato solo un fraintendimento. Comunque, per Di Berardino, allo Scalo c’è un problema di «vivibilità a 360 gradi: dalla scarsa funzionalità dei servizi, alla poca certezza di avere nelle istituzioni la garanzia di controllo del territorio». Per Lello Carapelle la soluzione è «murare porte e finestre dell’ex asilo e controllare. Passare almeno una volta alla settimana, altrimenti non si è fatto nulla». Come dargli torto, visto quello che è successo dopo il primo sgombero. Ma per Carapelle il problema non è circoscritto solo all’ex asilo: «C’è anche l’altro rudere dell’ex cinema Ariston, c’è la struttura abbandonata in via Piaggio e quella in legno vicino al Megalò. Sono tutti rifugi che sfuggono al controllo di tutti». «Che li ospitassero chi li ha fatti entrare», sbotta Clarice De Marco che lavora nel negozio di pasta all’uovo La sfoglia d’oro di via De Virgiliis. La figlia Giusy frequenta la scuola di via Lanciano, quella attaccata all’ex asilo. Infine per Monia Florio, che gestisce l’ortofrutta di via De Virgiliis, «entrare abusivamente in un edificio è sicuramente sbagliato, ma dall’altra parte bisognerebbe anche trovare una soluzione per quello stabile che non può rimanere così come si trova alla mercé di tutti».
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