Shoah, il silenzio di Venturi nel libro firmato Paziente

L’Associazione partigiani di Chieti celebra le vittime della follia nazi-fascista con l’opera di uno studioso che riscrive la storia e punta il dito contro il vescovo
CHIETI. «Gli Ebrei in provincia di Chieti 1938-1944». Si intitola così il libro dello storico teatino Filippo Paziente, che la sezione teatina dell'Associazione partigiani "Alfredo Grifone", presieduta da Aldo Mario Grifone, presenta oggi per celebrare la giornata della Memoria.
Il libro ha un sottotitolo che non passa inosservato, perché chiama in causa uno dei personaggi della storia teatina a cui la città è più legata per le vicende di Chieti città aperta. «Censimento. Persecuzione. Assistenza. Il silenzio di monsignor Venturi”, recita il sottotitolo. L’autore non intende ridimensionare la figura dell’arcivescovo per quanto riguarda l’opera di assistenza assicurata ad ebrei e antifascisti, si interroga, però, sul suo silenzio. Una mancanza di parole ufficiali che avrebbe potuto indicare un lavoro svolto sotto traccia. Anche se l’obiezione più ovvia del “silenzio ad arte”, non convince lo storico, secondo cui certe dichiarazioni, se fossero state rese, avrebbero avuto un certo effetto anche sull’azione di protezione che pure c’è stata. Leggendo il libro si scopre che erano 18 gli ebrei teatini al tempo delle persecuzioni razziali. Molti abbandonarono Chieti. Qualcuno, come la professoressa Volterra, fu catturata e imprigionata alle “casermette” (la caserma Rebeggiani). La donna riuscì a fuggire e chiese aiuto proprio a monsignor Venturi che non si tirò indietro.
«Ma era di fede cattolica», sottolinea Paziente, anticipando un altro tema del libro: quali ebrei furono salvati da monsignor Venturi? Per saperne di più, spunti polemici compresi (Paziente confuta pure alcune affermazioni storiche fatte da monsignor Bruno Forte), bisognerà andare alla presentazione di oggi alle 17 al convitto Vico, dove interverranno anche Mario Palmerio e Annalaura Di Loreto. Nell’occasione si potrà visitare anche la mostra “La guerra vista con gli occhi dei bambini”, in esposizione sino al 31 gennaio al Convitto, a cura di Rita De Petra e Alessandra Santarelli. La mostra parte dai disegni di Helga Weiss, una bimba prigioniera dei nazisti nel campo di Terezin. Quanto agli altri eventi organizzati per oggi, «fa piacere che il Comune partecipi alle iniziative», ha detto il vice presidente Anpi Giustino Zulli, «e mi sento di ringraziare il prefetto Coronase il sindaco, sinora sempre assente, stavolta rappresenterà l’intera cittadinanza».

