Si allarga la fronda dei dissidenti, ma Ferrara resiste: non mi dimetto

11 Gennaio 2024

La maggioranza scrive al sindaco e richiede i documenti sull’approvazione del bilancio senza debiti  «Ci hanno nascosto la corrispondenza tra prefetto e Comune: vogliamo gli atti, ci dobbiamo tutelare»

CHIETI. Si allarga la fronda dei dissidenti in Comune: anche la maggioranza vuole vederci chiaro sulla data esatta entro cui doveva essere approvato il bilancio stabilmente riequilibrato. Mentre l’opposizione si è rivolta al ministero ed è pronta al ricorso al Tar, nove fedelissimi della squadra di centrosinistra hanno scritto al sindaco Diego Ferrara, al presidente del consiglio Luigi Febo e al segretario generale Celestina Labbadia. Con il rischio che il ministero possa sciogliere il consiglio se il bilancio fosse stato approvato fuori dai tempi di legge, i nove consiglieri «vogliono tutelarsi», dicono, «e consegnare la verità ai cittadini». Il sindaco, invitato da Fratelli d’Italia alle dimissioni, resiste e resta al governo: «Vado avanti perché tre anni fa è stata la città a scegliermi».
la richiestAA firmare «la richiesta urgente» dei documenti sono i consiglieri Barbara Di Roberto di Azione, Filippo Di Giovanni del Pd, i cinque del polo civico Vincenzo Ginefra, Silvia Di Pasquale, Nunzia Castelli, Gabriella Ianiro e Valerio Giannini, Alberto Chiavaroli della lista Ferrara sindaco ed Enrico Iezzi di Europa Verde. Sono tre gli atti che richiedono: il quesito che il Comune ha mandato alla prefettura il 9 ottobre sui termini del bilancio, la risposta del prefetto e il verbale della seduta del 27 novembre scorso, giorno in cui il bilancio senza debiti è stato approvato in aula.
«ci dobbiamo tutelare»La richiesta nasce dall’esigenza dei consiglieri di «tutelarsi», spiega il capogruppo del polo civico Ginefra, «e dare spiegazioni all’opinione pubblica: noi non eravamo a conoscenza di questa interlocuzione». Il Comune, prima della seduta consiliare, ha infatti scritto al ministero e ricevuto una lettera dal prefetto Mario Della Cioppa (protocollata il 16 ottobre 2023) in cui si indica che «il termine perentorio per la presentazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato viene a scadere il 2 novembre 2023, essendo il decreto del presidente della Repubblica emanato in data 2 agosto 2023». «La procedura portata avanti da Febo, e che ha seguito il sindaco, parte dal giorno dell’iscrizione in Gazzetta ufficiale della nomina dell’Osl. Il Comune ha seguito il parere dell’Ifel (Istituto per la finanza e l’economia locale) che indica la data del 27 agosto. Abbiamo approvato un documento senza che Febo ci avesse avvisato sui fatti, questo è gravissimo». D’accordo anche la vicepresidente del consiglio Di Pasquale: «La richiesta nasce dal voler manifestare la nostra assoluta inconsapevolezza delle comunicazioni avute tra sindaco e prefetto, il cui contenuto e la loro esistenza la apprendiamo dalla stampa», dice, «abbiamo tuttavia avuto rassicurazioni sui termini temporali da prendere in considerazione per l’approvazione della delibera sul bilancio, che tra l’altro dovrebbero essere riportate dal presidente del consiglio e dalla segretaria generale durante la seduta di approvazione, quando hanno motivato di non accogliere la pregiudiziale dell’opposizione». Fratelli d’Italia aveva infatti cercato di bloccare già dall’inizio della seduta l’approvazione del documento poiché, a detta loro, fuori dai tempi di legge. IL SINDACO resisteLa data esatta entro cui il consiglio doveva approvare il bilancio è ormai diventata un caso: fatto che la minoranza ha sollevato per rinnovare l’invito alle dimissioni del primo cittadino. «Ho ricevuto la fiducia dei cittadini e parliamo di un valore prezioso», risponde Ferrara che non cede alla richiesta della minoranza, «vado avanti perché tre anni fa è stata la città a scegliermi, questa realtà mi sostiene anche nei momenti più delicati e complessi. L’opposizione più che chiedere ripetutamente le mie dimissioni, dovrebbe spiegare alla città come ha fatto a mettere insieme oltre 78 milioni di euro di debiti quando era classe dirigente. Sperando che la gente dimentichi chi ha prodotto il dissesto della città, stanno buttando tutto in caciara, il problema è che queste azioni non mettono in difficoltà noi, ma fermano il risanamento che alla città serve per il futuro. E questo è gravissimo».