«Si appropria di 150mila euro del cliente»

Rinviato a giudizio il direttore di una filiale Bper che avrebbe danneggiato un imprenditore. La difesa: accusa infondata
LANCIANO. Si sarebbe appropriato di circa 150mila euro, omettendo di accreditare sul conto corrente di un’azienda di Fossacesia il saldo attivo di altri tre conti, sempre intestati all’impresa, al fine di procurare un ingiusto profitto all’istituto di credito. Con questa accusa la Procura ha disposto la citazione diretta a giudizio di G.R., direttore di una filiale di Lanciano della Banca popolare dell’Emilia Romagna. Il processo è stato fissato all’8 novembre prossimo.
A rendere nota la vicenda è l’associazione “Sos Utenti”, a cui l’imprenditore di Fossacesia, T.T., si è rivolto dopo aver subito la vendita all’asta di uno dei suoi opifici in Val di Sangro (riacquistato da una dipendente senza interruzione di continuità produttiva). Assistito dai legali dell’associazione, Andrea Florindi ed Emanuele Argento, e con la consulenza del presidente onorario Gennaro Baccile, l’imprenditore ha ottenuto un primo risultato: il pubblico ministero Anna Benigni (passata ora alla Procura di Pescara) ha citato a giudizio il direttore di banca che dovrà rispondere di appropriazione indebita di 148.827 euro, «con l’aggravante», recita il decreto di citazione, «di aver causato alla persona offesa un danno patrimoniale di rilevante gravità».
La banca aveva concesso all’imprenditore crediti sotto forma di anticipi di portafoglio, mutui aziendali e leasing. «Per concedere un immobile commerciale di 500 metri quadrati, ubicato a Fossacesia e del costo di 314.500 euro», sostiene Baccile, «la banca ha preteso contestualmente il versamento, sotto forma di libretto di risparmio, di ben 125mila euro direttamente dal titolare, oltre all’acconto contanti di altri 72.250 euro. Purtroppo il pm Benigni», continua Baccile, «pur avendo riscontrato l’applicazione di interessi usurari, non li ha ritenuti sufficienti per chiedere l’incriminazione per usura. Ma per l’imprenditore, sotto il profilo strettamente economico, può rivelarsi meglio l’individuazione del reato di appropriazione indebita che, in caso di condanna, determina la restituzione del maltolto, salvo ulteriori danni, che per l’azienda costituisce più di una boccata di ossigeno, con i circa 150mila euro da reinvestire nell’attività produttiva».
Per i difensori del direttore di filiale citato a giudizio, gli avvocati Aldo e Stefano La Morgia, si tratta invece di «un’accusa priva di qualunque fondamento logico e giuridico». Le ragioni dell’istituto di credito, e in particolare del direttore della filiale, saranno rappresentate nel corso del giudizio, che si aprirà a novembre davanti al giudice monocratico del tribunale di Lanciano.
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