Si autoaccusò della rapina, ma era un’invenzione: assolto

5 Ottobre 2019

LANCIANO. Non fu lui a rapinare la tabaccheria di via Del Mare, dopo aver minacciato la proprietaria con un machete per farsi consegnare l’incasso. Assolto per non aver commesso il fatto Manrico...

LANCIANO. Non fu lui a rapinare la tabaccheria di via Del Mare, dopo aver minacciato la proprietaria con un machete per farsi consegnare l’incasso. Assolto per non aver commesso il fatto Manrico Urbino, 30 anni di Lanciano, accusato di rapina a mano armata. Il colpo sarebbe avvenuto la sera del 30 dicembre 2015. Un uomo incappucciato, attorno alle 18.30, entrò all’improvviso nel locale, tirò fuori dalla giacca un machete, saltò dietro il bancone e intimò alla titolare di consegnargli il denaro: 1.000 euro. Ci fu la svolta quando Urbino si presentò in caserma auto accusandosi della rapina, tra mille dubbi degli stessi carabinieri. «Dubbi evidenziati in aula», dice il legale dell’imputato Gaetano Pedullà. «C'erano molte contraddizioni tra il contenuto della confessione e il reale svolgimento dei fatti, non c’erano impronte digitali, e soprattutto, abbiamo dimostrato che l'imputato nel momento della rapina era in un ambulatorio medico». Urbino ha reso dichiarazioni spontanee in aula e detto di aver reso la confessione in un momento difficile della sua vita e che i particolari della rapina li aveva appresi dai giornali. Da qui l’assoluzione dei giudici, come chiesto dall'avvocato Pedullà e dal pubblico ministero Francesco Carusi. (t.d.r.)