Si difende ma non davanti al gip
Rogo del Cohiba, la Gasparro fa scena muta in tribunale e si sfoga sui siti on line
CHIETI. Davanti al giudice fa scena muta ma poi scrive fiumi di parole sui siti on line. Singolare, davvero singolare, è la linea di difesa scelta da Antonella Gasparro (foto), ex titolare del pub Cohiba di Chieti Scalo accusata di aver dato fuoco al locale, prima di restituirlo al proprietario, quindi raggiunta dalla misura cautelare dell’obbligo di non dimora a Chieti.
Ieri mattina, la donna di 36 anni è comparsa davanti al giudice delle indagini preliminari, Antonella Redaelli, per l’interrogatorio di garanzia. Difesa dal’avvocato pescarese Massimiliano Bravin, la giovane indagata per incendio doloso avrebbe potuto fornire al giudice elementi di prova a suo discarico, testimoni in grado di smontare l’accusa, orari e alibi. Ma non lo ha fatto perché, davanti al gip, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Invece on line ha spiegato tutto. Del resto è legittimo farlo.
Ha detto, in sintesi, che non c’è la prova che l’incendio sia doloso e appiccato da lei, ma che anche un corto circuito oppure l’esplosione di una lampadina possono essere state le vere cause. Del resto, ha spiegato, si era già lamentata con il proprietario del locale della condizione precaria dell’impianto elettrico.
Ha anche scritto di minacce subìte, fino al punto che qualcuno gli ha lanciato sassi contro (che lei chiama massi). E di aver in passato ritrovato il locale aperto come a voler dire che chiunque può esservi entrato per accendere il rogo. Infine ha contestato le dichiarazioni di quella che è diventata la testimonianza chiave del proprietario dell’immobile che l’avrebbe sentita dire: «Prima che ti restituisco le chiavi ti distruggo il locale». Ma queste cose la Gasparro non le ha dette al gip che deve decidere sulla revoca della misura.

