Si lanciò in macchina sulla folla Il giudice: deve restare in carcere

27 Ottobre 2022

Il gip respinge la richiesta del legale di Emanuele Travaglini: «È pericoloso, potrebbe ripetere il reato» Il 28enne è accusato di tentato omicidio: con la sua auto ha investito due pensionati in pieno centro

LANCIANO. «No agli arresti domiciliari, c’è il pericolo di recidiva, potrebbe reiterare il reato». Così il giudice per le indagini preliminari Massimo Canosa ha respinto la richiesta di passare dal carcere agli arresti domiciliari fatta dall’avvocato Alberto Paone per il suo assistito, Emanuele Travaglini, 28 enne di Casoli rinchiuso nel carcere di Villa Stanazzo dal 13 settembre scorso con l’accusa di tentato omicidio. Quel giorno il giovane, probabilmente in preda ad un raptus, ha imboccato con la Punto bianca del padre a folle velocità corso Trento e Trieste, vestito a festa per le celebrazioni in onore della Madonna del Ponte. Travaglini ha investito e ferito due pensionati: prima ha travolto Gabriele Staniscia, 78 anni, poi Luciana Iavicoli, 68 anni, che è riuscita a salvare il nipotino Federico di un anno e mezzo che era nel carrozzino che stava spingendo, poi è fuggito e si è consegnato ai carabinieri. L’avvocato Paone, che conosce anche la famiglia del 28enne, ha chiesto al giudice una misura meno afflittiva del carcere per il ragazzo, assicurando che sarebbe sotto controllo. Travaglini, pentito di quanto fatto, era disposto anche a consegnare la patente: un gesto simbolico visto che l’auto è ancora sotto sequestro. Ma il giudice è stato irremovibile: troppo grave il reato commesso, che potrebbe essere reiterato. Fin dall’udienza di convalida dell’arresto, infatti, il magistrato ha considerato Travaglini «pericoloso, sprezzante delle regole e capace anche quindi di ripetere il gesto, gravissimo», lasciandolo in carcere. Non ha creduto alla versione dei fatti raccontata dal 28enne che aveva spiegato che quella mattina era uscito di casa, a Casoli, per andare al bar a fare colazione, che poi si sarebbe ritrovato a Lanciano e avrebbe imboccato il Corso «perché doveva scappare». «L’ansia mi assaliva», ha raccontato Travaglini, «la testa mi scoppiava: era piena di voci, di rumori. C’è un’ombra che mi opprime, mi segue sempre. Poi c’erano luci accecanti». Il 28enne ha detto che credeva di aver colpito dei tavolini con la macchina, non delle persone, che stanno ancora cercando di guarire dalle fratture riportate. E si sarebbe reso conto pian piano di aver «combinato un disastro», come disse ai carabinieri che lui stesso chiamò per farsi andare a prendere a Santa Maria dei Mesi. Dopo il “no” del gip, l’avvocato Paone ha presentato il ricorso al riesame che ha fissato l’udienza al 7 novembre e nel frattempo si sta muovendo anche per poter poi presentare la richiesta per una visita psichiatrica del 28enne, che dal carcere, chiede aiuto e continua a rammaricarsi per quanto accaduto. (t.d.r.)