Si laurea con 110 e lode e scopre la terapia contro un raro tumore

Figlio di un operaio Sevel eccelle all’Università d’Annunzio Diventerà un cervello in fuga facendo il ricercatore in Svezia
CHIETI. Ventisei anni tra qualche giorno e un futuro luminoso nella ricerca medica, partendo da una importante scoperta per combattere un tumore che attacca il sistema nervoso periferico, il paraganglioma. Mattia Russel Pantalone, teatino arrivato alla facoltà di Medicina della d’Annunzio dopo aver frequentato il liceo classico Vico, si è laureato ieri mattina in Medicina con 110 e lode. Papà Ernesto Pantalone, operaio Sevel, mamma Maria Luisa Rulli, podista, e sorella Aurora Giulia Pantalone, studentessa di biologia, erano ovviamente tutti presenti ad applaudire Mattia che presto diventerà un cervello in fuga, per continuare la sua ricerca con uno stipendio di tutto rispetto (2.400 euro netti al mese) e forse, in futuro, pensare anche di poter tornare in Italia. La commissione gli ha riconosciuto l’importante onore di leggere il giuramento d’Ippocrate a nome di tutti i neolaureati. La sua tesi è frutto di un lavoro nato da un progetto finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) in collaborazione con un centro altamente specializzato a Stoccolma, il prestigioso istituto Karolinska. Dove Mattia si trasferirà presto, per continuare la ricerca contro il cancro che lo ha così tanto affascinato da studente, quando seguiva le lezioni di patologia generale del professor Renato Mariani Costantini, suo relatore di tesi. L’argomento di tesi è stato discusso alla presenza della professoressa svedese Cecilia Söderberg Nauclér, con la quale ha lavorato al Karolinska.
L’importante scoperta di Mattia, insieme al suo team di lavoro, riguarda un virus simile al citomegalovirus umano che causa il tumore del sistema nervoso periferico sfruttando alterazioni genetiche che modificano la capacità delle cellule di respirare e produrre energia. Il paraganglioma è un tumore raro, «anche se non è raro per chi ce l’ha. Perché si ripresenta periodicamente dopo uno svariato numero di anni», spiega il neolaureato. Al momento non c’è modo di curarlo. Ma le nuove ricerche di Mattia potrebbero cambiare la situazione.
Ad appassionare Mattia, portandolo sulla strada della ricerca, è stata la complessità che c’è dietro questo tumore e nel campo dell’oncologia in generale. La passione gli è stata trasmessa dal professor Mariani Costantini, secondo cui «oggi è difficile trovare studenti di medicina entusiasti della ricerca. Ma bisogna che ci siano anche dei medici a fare ricerca. Forse si ha la sensazione che viviamo in un’epoca dove tutto sia noto, invece non è così. Tutto quello che sappiamo nella realtà è niente. E molte delle cose che sappiamo non sono altro che degli errori. Un falso sapere che attutisce anche il senso critico». (a.i.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

