Sicari, il principe in toga che vinceva sussurrando

26 Aprile 2015

I personaggi della teatinità. L’avvocato dei grandi processi (Pifano e Battestini) che ha cambiato lo stile della difesa dall’oratoria di Carusi all’arringa moderna

CHIETI. Ferdinando Sicari, avvocato, classe 1929, che fa parte a buon diritto di quella florida stagione che ha dato al tribunale di Chieti grandi penalisti, come Vitaliano Carusi e Carlo De Virgiliis, è il personaggio teatino protagonista della mia vetrina della teatinità. Ferdinando Sicari oggi gode di una meritata pensione, dopo aver lasciato ai figli, Cristiano e Luigia, entrambi brillanti avvocati, il testimone, ma rimane un punto di riferimento, non solo per i suoi familiari, ma per i tanti che lo hanno conosciuto e a lui si sono rivolti nei lunghi anni di attività forense. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa bene come la signorilità di comportamento sia un suo carattere distintivo, come lo è l'apertura a 360 gradi a tutto quanto si fa per Chieti, la sua città oggetto da parte sua di un amore intenso e mai tradito, rivelato dalla partecipazione attiva a tutte le iniziative tese a valorizzarla, in campo sportivo e culturale.

Nel suo ruolo di avvocato Sicari ha rappresentato l'anello di congiunzione che ha segnato anche un passaggio tra la grande e direi spettacolare oratoria dei citati personaggi, Carusi e De Virgiliis, ad un modo di proporre la giustizia mai sopra le righe, ancorato ad una grande sapienza tecnica ed esposto con chiarezza e misura. Se devo indicare un altro carattere distintivo di Sicari, constatato nei tanti anni passati come giornalista a seguire i processi in Corte d'Assise e in tribunale, è la sua capacita, come pochi altri, di far emergere sempre gli aspetti umani delle vicende che è stato chiamato a vivere e a difendere nei luoghi della giustizia.

Tra i tantissimi grandi processi di cui è stato protagonista c'è il caso dei tre appartenenti all’area di Autonomia Operaia, Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner e Giuseppe Nieri, arrestati ad Ortona dai carabinieri mentre trasportavano lanciamissili destinati ai palestinesi. Il processo si svolse nel 1980 e Sicari difese il siriano Nabil Kaddoura, coinvolto nella vicenda, che vide chiamati in causa anche i servizi segreti. Per la cronaca il 25 gennaio tutti gli imputati, ai quali si era aggiunto il rappresentante del Fplp in Italia Abu Anzeh Salech, vennero condannati a sette anni, ridotti poi in appello a cinque. Altro processo che ha segnato il suo modo di interpretare il ruolo di difensore è quello sulla Banda Battestini.

Si trattava di una organizzazione criminale, guidata dai fratelli Rolando e Pasquale Battestini che nel finire degli anni 70 e l'inizio degli anni 80 mise a segno una serie di rapine e di omicidi in Abruzzo e nelle Marche. Rolando era il capo riconosciuto e una volta arrestato venne difeso da Ferdinando Sicari. Tra avvocato e imputato nacque un forte rapporto, tanto che anche dopo la condanna l'avvocato Sicari ricevette delle lettere spedite da Rolando dal carcere che mostravano l'avvio di un percorso se non di pentimento di profonda riflessione su quello che aveva fatto in passato. Un rapporto che si interruppe tragicamente, perché Rolando Battestini si suicidò nel 1992 quando era rinchiuso nel carcere di Campobasso. Una notizia che turbò molto Ferdinando Sicari, che aveva fortemente sperato che il suo cliente potesse trovare la strada della espiazione e del recupero.

Ma Sicari è stato anche il difensore davvero storico di Nicola Cucullo. E non era solo l'avvocato capace di tirarlo fuori dai guai, ma con Cucullo ha avuto un rapporto particolare, fatto di amicizia vera e c'è da dire che "Nandino", come lo chiamava l'ex sindaco, era tra i pochi che riusciva a frenare le sue intemperanze e a dargli consigli che venivano poi seguiti. Per chi conosce Cucullo questa, per Sicari, è davvero una medaglia al merito.