Sicari: un’occasione per la città

Il presidente del cda: saremo il punto di riferimento in Abruzzo
CHIETI. È uno che ci mette la faccia: «Se sarà un fallimento mi assumerò le responsabilità». Cristiano Sicari, presidente del cda del Teatro Marrucino, si divide tra la sregolatezza della creatività e l’obbligo di tenere i conti in ordine. Con un punto fermo: «Il Bicentenario è un’occasione».
Presidente del Marrucino nell’anno del Bicentenario: come va?
«È entusiasmante, impegnativo ma per me, nato e cresciuto in questa città, è un onore. Campanile a parte, il Marrucino è un’istituzione viva e vitale. Nei giorni scorsi, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, annunciando lo stanziamento di 200 mila euro aggiuntivi che hanno reso possibile l’allestimento di una Cenerentola così ricca e bella, ha detto che il Marrucino fa luce in tutta l’area metropolitana e questo ci inorgoglisce».
Il Marrucino come punto di riferimento d’Abruzzo?
«Insieme agli altri membri del cda, Paolo De Cesare e Annalisa Di Matteo, vogliamo dare un’impronta regionale e mi spingo oltre: un teatro macroregionale che insiste a Chieti e porta lustro alla nostra città».
Quanto è difficile fare il presidente in un momento in cui i fondi per la cultura sono sempre di meno?
«La difficoltà deriva dall’impegno che una carica del genere richiede. Sottolineo che io e i consiglieri non percepiamo alcun compenso: il nostro rimborso, previsto dallo statuto, è devoluto all’istituzione. Purtroppo, l’Abruzzo è stato vittima di eventi straordinari, sia in inverno che in estate, e tutto ciò incide sugli stanziamenti già risicati. Trovare fondi per la cultura, anche per istituzioni blasonate come il Marrucino, è sempre più difficoltoso. Il resto, invece, è semplice perché i collaboratori, il direttore amministrativo Cesare Di Martino, il direttore artistico Ettore Pellegrino e le straordinarie maestranze si impegnano tutti con dedizione per il Marrucino».
Presidente, ma lei fa più il creativo o l’amministrativo?
«Il presidente è l’organo di indirizzo ma, in questo momento storico, il cda, la direzione amministrativa e la direzione artistica lavorano all’unisono: c’è condivisione di tutti i problemi. Poi, se va tutto bene il merito va ripartito, mentre se c’è qualcosa che va male allora il presidente è il responsabile del fallimento».
Che Bicentenario sarà?
«Importante. Non abbiamo bisogno di luoghi vuoti ma di luoghi vivi e vitali. Dico che sarà un Bicentenario importante non soltanto per le cose che si faranno, di certo tante e belle, ma per come si faranno: ci sarà il coinvolgimento di tutta la cittadinanza e di tutta l’amministrazione comunale e regionale. Sarà il Bicentenario degli uomini che si sentono partecipi».
Un nuovo logo dopo duecento anni?
«È un modo per dire che un luogo esiste. Serve per associare cultura, bellezza e forza».
Dica la verità, quella “m” l’ha inventata lei?
«E chi lo sa». (p.l.)

