Sicurezza delle scuole, assolto l’ex sindaco

Celenza. Nel 2015 Venosini si rifiutò di chiuderle: nessun problema dalle verifiche di vulnerabilità
CELENZA SUL TRIGNO. Assolto. Per il tribunale di Vasto l’ex sindaco Andrea Venosini ha sempre agito nel rispetto della legalità. È finita dopo cinque anni con l'assoluzione con formula piena “perché il fatto non sussiste” la vicenda giudiziaria che ha trascinato davanti ai giudici l'ex primo cittadino di Celenza sul Trigno. Nel 2015 Venosini in qualità di sindaco si era rifiutato di sottoscrivere le ordinanze di chiusura degli edifici scolastici della scuola statale dell’Infanzia di via Garibaldi e della scuola media elementare in via Carriera, ritenute non sicure e mancanti dei requisiti richiesti dal Servizio previsioni e prevenzione dei rischi della Regione. L’ex sindaco non firmò la proposta perché le verifiche di vulnerabilità degli stabili effettuate nel 2014 avevano rilevato che le scuole erano state realizzate secondo canoni rigorosi, erano in buone condizioni, senza lesioni o segni di schiacciamento e quindi non si ravvedeva la necessità di chiusura. Non solo. Venosini si adopererò per ottenere finanziamenti regionali per la ristrutturazioni delle due scuole.
«All'epoca», ricorda Venosini, «riuscimmo a trovare per i lavori 400.000 euro progettando e avviando ulteriori interventi sugli edifici scolastici per 331.000 euro inseriti nel piano triennale delle opere pubbliche del Comune. Il commissario prefettizio Conti, insediatosi nel gennaio 2016, non firmò mai le ordinanze di chiusura perché riteneva che non fosse necessario. La mia azione amministrativa», rimarca l’ex sindaco, «è sempre stata animata dalla volontà di offrire buoni servizi al cittadino gestendo e pianificando gli interventi necessari ed utili a migliorare le opere pubbliche del Comune. Ero fiducioso e questa sentenza ristabilisce la verità e la buona fede delle decisioni assunte. Ringrazio», conclude l’ex sindaco Venosini, «chi mi ha sostenuto e l'avvocato Alessandra Cappa che è riuscita a ristabilire la verità dei fatti». (p.c.)
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