Sicurezza rafforzata al corteo per le Foibe

12 Febbraio 2017

Militanti di Casapound da tutto l’Abruzzo attraversano in silenzio il centro Polizia e carabinieri presidiano ogni strada. Manifestazione senza scontri

LANCIANO. L’enorme striscione “Onore ai martiri delle Foibe” ad aprire il corteo. Bandiere tricolore e di Casapound, fumogeni. Il battere di un tamburo. Decine di torce. Un centinaio di manifestanti silenziosi, ma un dispiegamento notevole di forze dell’ordine. Il corteo regionale di Casapound, per la Giornata del ricordo delle vittime delle Foibe, si è svolto in una città blindata dopo l’infuocata vigilia. A scatenare le polemiche ben 23, tra associazioni e attività commerciali, che hanno chiesto al questore e al sindaco Mario Pupillo di bloccare la manifestazione. «Non è possibile accogliere nella città medaglia d’oro al valor militare la manifestazione regionale di Casapound», sostenevano le associazioni, «un’amministrazione comunale che difende ed esalta gli ideali antifascisti non può dare spazio al corteo». Pupillo, pur non riconoscendosi nel movimento, ha ricordato che «il diritto di manifestare è garantito dalla Costituzione, saldamente ancorata ai valori antifascisti, tolleranti e democratici in cui la nostra comunità si riconosce». Polemiche che poco hanno a che fare con la Storia, tirata in ballo a proprio piacimento da destra e da sinistra. E col corteo, quasi funebre, e iniziato con un’ora di ritardo. A formarlo un centinaio di attivisti di Casapound provenienti da L’Aquila, Teramo, Pescara, Chieti, Lanciano, Tivoli e dal Molise, che rivendicano il diritto del «ricordo di chi pagò con la vita o l’esilio la sola colpa di essere italiano». «È la nostra cerimonia del ricordo», dice Simone Laurenzi, responsabile regionale del movimento, «che oggi celebriamo a Lanciano». Perché qui e perché tante polemiche attorno al corteo? «Siamo abituati alle polemiche», taglia corto. A scandire il corteo, che attraversa corso Trento e Trieste -presidiata ogni traversa- fino al monumento dedicato ai martiri delle Foibe, il battere di un tamburo. Nessuno parla. Notevole il dispiegamento di polizia, carabinieri e polizia municipale a causa di una vigilia molto “calda”. Le stesse associazioni che contestavano il corteo avevano chiesto a questore e sindaco di «prevenire i concreti pericoli di ordine pubblico che potrebbero originare dalla manifestazione». Poi altre stoccate sono arrivate in mattinata da Zona 22 e collettivo Uallò Uallà: «Siamo consapevoli del fatto che il corteo serva a Casapound per mostrare i muscoli, che si sgonfieranno quando i camerati chiamati a marciare da tutta la regione torneranno ognuno a casa loro e a Lanciano rimarranno i 5-6 di sempre», dicono i movimenti, «ci sembra evidente che l’esperienza di Casapound si è conclusa con la cacciata di Nico Barone (ex responsabile cittadino. ndc)». Polemica a cui risponde Tonia Paolucci, che tra le liste di appoggio alla sua candidatura a sindaco aveva quella di Casapound. «Con questa polemica e levata di scudi stiamo veramente andando oltre il ridicolo», dice Paolucci, «si voleva bloccare una manifestazione autorizzata? Un ricordo? È una questione di democrazia, di libertà di espressione del pensiero che è dato dalla Costituzione. Perché invece questi uomini di cultura della città alimentano l’odio? Siamo ancora in campagna elettorale? Non è possibile avere ed esprimere un pensiero diverso. Non sono assolutamente i portatori della verità assoluta». A spegnere le polemiche il silenzio del corteo.

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