«Sicurezza scuole e mense, il sindaco fermi lo show»

5 Settembre 2016

CHIETI. «La personalizzazione della questione sicurezza nelle scuole a Chieti da parte del sindaco Umberto Di Primio è vergognosa, tanto più perché riguarda un tema delicatissimo che preoccupa...

CHIETI. «La personalizzazione della questione sicurezza nelle scuole a Chieti da parte del sindaco Umberto Di Primio è vergognosa, tanto più perché riguarda un tema delicatissimo che preoccupa migliaia di famiglie teatine. Genitori e ragazzi non hanno bisogno di sopralluoghi individuali del primo cittadino con tanto di fotografo al seguito, ma di certezze». Così il consigliere Pd, Alessandro Marzoli, rispetto alle dichiarazioni del sindaco su caro mense e sicurezza scolastica. E prosegue riprendendo alcune dichiarazioni del primo cittadino: «Le cose non devono stare “come dice lui” ma come la legge prevede affinchè studenti, docenti e personale scolastico possano avere la giusta serenità nel riprendere l’attività». E continua: «La sicurezza degli edifici scolastici non è uno show a uso e consumo di Di Primio, che oltre a utilizzare i social farebbe bene a servirsi dei canali istituzionali per comunicare ai cittadini lo stato dell’arte. Ai teatini servono certificati, documenti e atti in consiglio comunale». Poi la questione mense scolastiche: «l’amministrazione ha commesso errori gravissimi. Dopo aver mostrato in tutti i modi che stavano sbagliando, a distanza di mesi sindaco e assessore fanno marcia indietro sulle tariffe mensa, che solo grazie alla nostra opposizione in consiglio non subiranno aumenti. Di Primio si impegni per istituire la commissione mensa insieme alle famiglie».

Anche i consiglieri Chiara Zappalorto del Pd e Luigi Febo di “Chieti per Chieti” rispondono a Di Primio sulla questione: «Il sindaco ha ammesso, come da noi sostenuto, che i moduli per le iscrizioni al servizio riportavano tariffe maggiorate, mentre gli uffici suggerivano agli utenti altri importi». I due precisano insistono poi sugli aumenti «quasi che la delibera n.163 non l’abbia approvata Di Primio e la sua giunta». E incalzano: «l’aumento delle tariffe è stato confezionato ad arte per recuperare risorse da impiegare per altre attività e non per le famiglie, i cui costi l’amministrazione non riesce a coprire». Ma «l’obbligo di coprire con le tariffe almeno il 36% dei costi dei servizi a domanda individuale è imposto dalla legge solo per i comuni in dissesto». Poi svelano: «già con le vecchie tariffe gli utenti del servizio di refezione coprivano di tasca loro poco meno del 50% dei costi» e «non ancora si provvede ad annullare in autotutela la delibera in questione, allegata al bilancio di previsione». (e.r.)

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