Sigilli al capannone con i rifiuti plastici

4 Marzo 2021

La struttura di 2.600 metri quadrati usata per lo stoccaggio di 1.200 tonnellate di materiali pericolosi. Titolare denunciato 

PAGLIETA. Un capannone di 2.600 metri quadrati illecitamente utilizzato per lo stoccaggio di materiale derivante da attività di recupero è stato sequestrato a Paglieta dai carabinieri forestali. I militari hanno rinvenuto nella struttura oltre 1.200 tonnellate di rifiuti plastici potenzialmente pericolosi, poiché ammassati senza rispetto della normativa antincendio. Al capannone, affittato ad un’azienda di Fossacesia, sono stati apposti i sigilli e il legale rappresentante della ditta è stato denunciato per gestione illecita dei rifiuti.
Il blitz dei militari della stazione carabinieri forestale di Lanciano, diretta dal comandante Massimiliano Borrelli, e da quelli del Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale (Nipaaf) di Chieti è scattato martedì mattina in contrada Boccagrande. Qui si trova un ex opificio affittato all’azienda, la quale si occupa di recupero e preparazione per il riciclaggio di rifiuti solidi urbani e industriali non pericolosi, un’attività autorizzata per lo stabilimento di Fossacesia. Il capannone di Paglieta, infatti, non risulta tra i siti in cui l’azienda opera. «Se il materiale esce dal sito di produzione», evidenziano i carabinieri forestali, «perde la tracciabilità e, soprattutto, torna ad essere un rifiuto, da smaltire secondo regole determinate».
Sul posto i militari hanno trovato oltre 1.200 tonnellate di rifiuti plastici: bottiglie, imballaggi, bobine, contenuti in big bags (sacconi per il trasporto e lo stoccaggio dei rifiuti) o ammassati su bancali. Un materiale potenzialmente pericoloso poiché facilmente infiammabile, in una struttura sprovvista di impianto antincendio e risultata, dopo le verifiche del Comune, anche inagibile.
Il rifiuto plastico, presumibilmente destinato ad essere immesso in nuovi processi produttivi, era gestito in difformità dalle previsioni del Testo unico ambientale. Il capannone è stato sequestrato su disposizione del procuratore di Lanciano, Mirvana Di Serio. Al legale rappresentante della società, S.D.P., 52 anni, è stato contestato l’articolo 256 del codice dell’ambiente (decreto legislativo 152/2006), per cui è prevista la pena dell’arresto fino ad un anno o l’ammenda fino a 26mila euro, salvo che, a seguito di caratterizzazione da parte dell’Arta, non dovesse emergere la pericolosità dei rifiuti.
«La materia prima seconda è assoggettata ad un rigoroso sistema di gestione», evidenzia il comandante provinciale del Gruppo carabinieri forestale, il tenente colonnello Marco Santilli, «affinché talune tipologie di rifiuto possano ottenere una seconda vita vanno rispettate le regole dettate per garantire il principio precauzionale in materia ambientale: occorre attenzione e perizia al fine di scongiurare ulteriori fonti di inquinamento».
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