Sindacati preoccupati per il futuro di Sevel
Atessa, a far paura è la data del 2020 quando potrebbe saltare la joint venture con il gruppo Psa
LANCIANO. Che ne sarà della Sevel dopo il 2020? E come potrebbe reagire l’intera Val di Sangro se la joint venture con il gruppo Psa (Peugeot-Citroen) dovesse saltare sette anni prima del 2027, data indicata per il rinnovo dell’accordo che ha reso la “valle della morte” un’area produttiva tra le più importanti della regione? Sono le domande che si pone la Fiom-Cgil che ieri, con i rappresentanti della provincia di Chieti, Davide Labbrozzi, della regione Abruzzo, Alfredo Fegatelli e della segreteria nazionale, Michele De Palma, ha affrontato in conferenza stampa i dubbi sorti a seguito delle recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Fca (Fiat-Chrysler), Sergio Marchionne. Per l’ad, che si era espresso da Ginevra sull’acquisizione della Opel da parte dei francesi di Psa, «Sevel è tranquillissima, lo stabilimento sta ben» e, ha aggiunto il manager italo canadese, «non faremo niente fino al 2020», eccetto «un’operazione call entro settembre» per «riprendersi tutto». Dichiarazioni che se da un lato hanno rincuorato i sindacati firmatari del contratto Fiat, dall’altro ha messo in allarme la Fiom. «Su 300mila furgoni prodotti in Sevel», è intervenuto Labbrozzi, «150mila sono dei francesi. La produzione è difatti al 50%, così come recita l’accordo di joint venture siglato nel 1978. Se l’accordo salta che ne sarà di Sevel? Fca ha la forza per riprendersi tutto»?. Per la Fiom bisogna quindi aprire necessariamente «un tavolo di discussione», sia con la stessa Sevel che con Fca per interpretare le prospettive future dello stabilimento dei record che da solo produce un terzo del Pil regionale». E un accento viene posto anche sulla produzione e sui ritmi a cui la Sevel ha abituato i suoi 6mila dipendenti e passa ormai da qualche anno. «Per il 2017 lo stabilimento deve salire a 309mila furgoni, 20mila in più rispetto a quelli prodotti lo scorso anno», ha rimarcato Labbrozzi, «come li farà? Sappiamo bene che le saturazioni sulle catene di montaggio superano ormai ogni limite di sopportazione, e che per 130 dipendenti assunti nei mesi scorsi, sono molti di più quelli usciti dalla fabbrica. Si torna sempre al problema di partenza: la produttività esasperata non deve essere un fardello per i lavoratori. Anche su questo aspetto bisogna avviare una discussione seria». (d.d.l.)

