Sindaci e residenti: «Vogliamo l’acqua»

Doppia manifestazione nella sede della Sasi. Il presidente Basterebbe: stiamo facendo di tutto per garantire il servizio
LANCIANO. «Vogliamo l’acqua». È una richiesta unanime quella del comitato civico l’Arcobaleno che ieri ha portato la sete, e le proteste, dei vastesi fin dentro la sede Sasi a Lanciano. Interi quartieri senz’acqua da giorni, continui razionamenti hanno esasperato la popolazione. Ma la protesta in Sasi è arrivata anche dai sindaci del Comitato per la tutela e valorizzazione del territorio Sangro-Aventino-Frentano di Comuni come Altino, Paglieta, Casoli, Atessa, che subiscono chiusure continue dei serbatoi per aiutare il Vastese. La risposta del presidente Sasi, Gianfranco Basterebbe, è stata la stessa ad entrambi i comitati: «Servono 30 milioni per la nuova linea Casoli-Scerni e per il potabilizzatore». I sindaci pronti a chiedere i fondi a Regione e governo; il comitato Arcobaleno sarà al loro fianco.
IL SIT-IN. “Senza acqua non si vive”; “Basta con la litania delle rotture”; “Basterebbe, dacci l’acqua”. Sono alcuni dei cartelli del sit-in di protesta del comitato civico l’Arcobaleno. Una trentina di cittadini, con i sindaci di Furci Angelo Marchione e San Buono, Nicola Zerra, ha portato i disagi dei vastesi nella sede centrale della Sasi a Lanciano. «Vogliamo l’acqua», dice risoluta l’avvocato Angela Pennetta, presidente del comitato. «Non si possono stare giorni senza acqua come accade a San Rocco. Perché non mandate almeno le autobotti per limitare i disagi? Ci sono problemi igienici, case e ristoranti sono senza acqua. Vasto ha una vocazione turistica; senza acqua vanno via pure i villeggianti». «Gli appartamenti si vuotano», dice Franca Carone, agente immobiliare, «molti turisti lasciano la casa prima del tempo vista la carenza di acqua». Altri cittadini, poi, lamentano la mancanza di comunicazione delle chiusure da parte della Sasi. «I cittadini non vengono neanche più avvertiti perché è ormai una consuetudine?», chiede Pennetta. «Non è la normalità vivere senza acqua. Servono 30 milioni? Siamo pronti ad andare anche a Roma per ottenerli». «A San Rocco l’acqua tornerà a sgorgare dai rubinetti», assicura Basterebbe, «servirebbero 250 milioni per sistemare tutto, reti e depuratori: i 30 milioni sono solo per la nuova linea Casoli-Scerni e il potabilizzatore da mettere o alla diga di Chiauci o ad Altino. Solo così si risolve la carenza idrica nell’area est che da Casoli arriva a San Salvo. L’acqua la diamo, a Vasto e San Salvo arrivano 310 litri di acqua al secondo sui 582 l/s che immettiamo nella condotta; molto più che a Lanciano. Nonostante ciò, siamo anche costretti a chiudere i serbatoi ad Altino, Atessa, Paglieta, Casalbordino per aiutare il Vastese. Serve la nuova linea. Interventi tampone sono previsti: ad esempio l’ampliamento della sorgente di Rosello ci permetterà di dare acqua ai comuni di Furci, Gissi e San Buono che subiscono i disagi maggiori; i risultati si vedranno però tra più di un anno».
I SINDACI. Proteste sono arrivate anche dal Comitato dei sindaci per la tutela e valorizzazione del Territorio Sangro-Aventino-Frentano. I primi cittadini di Fossacesia, Atessa, Altino, Mozzagrogna, Frisa, Treglio, Casoli, gli assessori di Montenerodomo, Paglieta e Rocca San Giovanni hanno chiesto a Basterebbe una soluzione definitiva del problema delle chiusure, ormai giornaliere. «Le nostre zone soffrono per la carenza di acqua», dice Vincenzo Muratelli, di Altino, «siamo pronti a sostenere la Sasi a un tavolo regionale e nazionale, da chiedere anche tramite i parlamentari del territorio, per cercare di avere i fondi e risolvere il problema che si trascina da anni». L'obiettivo è di ottenere l’incontro in Regione anche prima di Ferragosto e poi spostarsi a Roma. I sindaci e la Sasi sono pronti a seguire il percorso istituzionale per avere i fondi e potranno contare anche sull’appoggio del comitato vastese.
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