Sindaci mobilitati in Val di Sangro contro l’impianto della Di Nizio

24 Dicembre 2019

Atessa. Incontro con gli ambientalisti sul progetto di una struttura per il trattamento di rifiuti sanitari Borrelli: «Prepariamoci a un altro anno di lotta, vogliamo subito un monitoraggio sull’aria»

ATESSA. Riparte il progetto della Di Nizio e si riaccende la mobilitazione di amministrazioni e cittadini. «Noi non smobilitiamo, prepariamoci a un nuovo anno di lotta»: così il sindaco di Atessa, Giulio Borrelli, ha chiuso ieri mattina l’incontro pubblico (nelle foto) sul progetto della società Eugenio Di Nizio, per la realizzazione di un impianto di trattamento di rifiuti sanitari infettivi con annesso deposito di rifiuti pericolosi e non in Val di Sangro. All’iniziativa, voluta da Borrelli insieme con associazioni ambientaliste Legambiente, Nuovo Senso Civico, Wwf, Cai, Noimessidaparte, dovevano essere presenti anche gli assessori regionali Mauro Febbo e Nicola Campitelli ma, come ha detto Borrelli «sono assenti, seppur la data era stata concordata in anticipo, per altri improrogabili impegni istituzionali».
Erano presenti i sindaci di Paglieta, Ernesto Graziani; Tornareccio, Nicola Iannone; Perano, Gianni Bellisario; Mozzagrogna, Tommaso Schips; Rocca San Giovanni, Giovanni Di Rito, oltre a diversi consiglieri comunali di altri comuni.
«Riecco il progetto della Di Nizio ed ecco che riprende la mobilitazione dei sindaci del territorio e della popolazione per impedire che un simile progetto appesantisca la qualità dell’aria, già a rischio, e snaturi il tipo di sviluppo industriale basato su automotive e tecnologia avanzata, che ha fatto la fortuna della Val di Sangro», ha detto Borrelli. A dicembre del 2018 la commissione di Valutazione impatto ambientale bocciò la Di Nizio con un “preavviso di diniego”: il progetto non rispettava le distanze dai nuclei abitativi. Il motivo pregiudiziale però è decaduto in conseguenza di una sentenza della Corte costituzionale. La Di Nizio, ha presentato un progetto (a Saletti) per un impianto di trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione, con una potenzialità di trattamento di 35.000 ton/anno, al quale sarà associato un deposito di rifiuti, sia non pericolosi sia pericolosi, provenienti da terzi (aziende pubbliche e private, attività ambulatoriali ed ospedaliere, servizi di raccolta differenziata).
Ieri sono intervenuti anche Giuseppe Di Marco, di Legambiente, e Massimo Colonna, consigliere comunale di Bomba ed esperto sui rifiuti (ha fatto parte della commissione Via). Diversi sono stati i punti discussi: i volumi dei rifiuti trattati dalla Di Nizio, l’incongruenza rispetto ai flussi di chiusura della filiera, l’attività di stoccaggio, la localizzazione e distanze, la presenza di alcuni Siti d’interesse comunitario (Sit) e l’assenza della legge nazionale detta Seveso III. I primi cittadini del Sangro-Aventino-Frentano chiamano alla mobilitazione partendo da una richiesta di luglio 2018 rivolta alla Regione: «Stop a qualsiasi richiesta se prima non ci sarà un monitoraggio completo della qualità dell’ambiente».
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