Sindaco: la sfida è tra Di Primio e Febo

20 Dicembre 2014

Il centrodestra ha deciso il suo candidato e lo dirà oggi. Febbo rinuncia alle primarie e Di Stefano fa un passo indietro

CHIETI. Mauro Febbo si ferma all’autogrill. Fabrizio Di Stefano imbocca al volo l’uscita di sicurezza. Sull’autostrada resta in corsa solo lui, Umberto Di Primio, che vince la partita delle elezioni con la pervicacia, cioè la cocciutaggine, di chi sa di avere a che fare con l’ultima spiaggia. E’ il sindaco uscente il candidato del centrodestra che sfiderà Luigi Febo. La coalizione l’ufficializzerà oggi. Ma già ieri era chiarissimo dalle parole di Di Stefano, dalle frasi che Febbo ripete da giorni ai suoi e dalla sicumera ostentata da Di Primio che, dopo aver incassato la prestigiosa nomina a vice presidente Anci, si è lanciato nelle futuristiche visioni di Chieti Lab che ridisegnano una città dei sogni.

In realtà, la scelta di ricandidarlo a Palazzo d’Achille è la conseguenza di quanto è accaduto dall’altra parte della barricata. Per Di Stefano, oltranzista delle primarie a tutti i costi e con Febbo candidato, il nome del rivale, che ha solo una “b” in meno, non mette più a rischio la certezza dell’esito. Quindi si è messo l’anima in pace. E così anche Febbo ha tirato un profondo sospiro di sollievo quando ha elaborato il fatto di non doversi più sacrificare, per il bene della causa, rinunciando a un comodo sofà in Regione per una spinosa poltroncina da sindaco che, di questi tempi, piace solo ai fachiri. Neppure i cespugli, cioè le liste civiche, volevano avventurarsi in primarie che più che portare consensi avrebbero delegittimato del tutto l’uomo venuto da Ripa. E che dire dei Buracchio boys ormai in preda a crisi da doppio vincolo, della serie: da che parte andiamo? Per di più, il Pd, con la pseudolite interna, ha dato l’assist finale agli avversari per riprender fiato e uscire dal vicolo cieco.

Non ci resta che riportare per intero la nota di Di Stefano che sta giusto a metà strada fra un “Addio alle armi”, targato Hemingway e una più abruzzese “Uscita di sicurezza” di siloniana memoria: «Non sono uomo da ultimatum, ma di mediazione fino all'impossibile, quando ritengo di sostenere una posizione giusta», è l’incipit chiaro del forzista che sdogana Di Primo: «dal momento in cui prendo atto dell’impossibilità di realizzarla, da uomo di squadra sono disposto a prenderne atto senza dividere, per cercare di vincere. Ancor di più se di fronte c'è il vuoto programmatico del centrosinistra, il facile confronto con il quinquennio della giunta Ricci, che è stato disastroso, con la mera dimostrazione muscolare di arroganza dei D'Alfonso boys (vedi l'evento per la Caserma Bucciante, in cui il Prefetto ha delle responsabilità cui non può sottrarsi)».

«Sono quindi certo che il centrodestra, spiegando alla città il tanto lavoro svolto e riproponendo un progetto rinnovato nelle persone e negli obiettivi, sarà in grado di cogliere quel risultato che merita e per il quale tutta Forza Italia lavorerà ventre a terra». Firmato: Fabrizio Di Stefano.

Non resta che dire “fuori i secondi” e godersi la lunga sfida sul ring Febo-Di Primio. Ma attenti alle incognite cioè alle sorprese della politica. Ovvero ai fattori B (leggi Bruno Di Paolo) oppure S (al secolo Sara Marcozzi). Non si sa mai.