Sindaco sott’attacco «Bollette più care e città troppo triste»

31 Dicembre 2016

L’opposizione (quasi) compatta gli prepara pacchi-dono Dalle scuole poco antisismiche alla stangata per l’acqua

CHIETI. Il 2016 si chiude per le forze di minoranza con l’immagine di una «città triste», che «non sa festeggiare neanche il Natale e il Capodanno» e che si prepara a “regalare” ai suoi cittadini bollette dell’acqua più salate e tagli alla sicurezza per le scuole. Il capogruppo del Pd Chiara Zappalorto, i consiglieri Pd Alessandro Marzoli e Alessio Di Iorio, il capogruppo della civica Chieti per Chieti Luigi Febo, il consigliere della stessa lista Diego Ferrara, il capogruppo del Centro democratico Renata Sablone e quello di Giustizia sociale Bruno Di Paolo (doveva essere presente anche il capogruppo dell’Altra Chieti Enrico Raimondi che all’ultimo non è potuto intervenire, non invitati invece i 5 Stelle) bocciano dunque senza appello l’amministrazione del sindaco Umberto Di Primio e la sua giunta.

Alla conferenza stampa i gruppi di opposizione si presentano con due pacchi dono: sono i “regali” che la maggioranza ha lasciato sotto l’albero per il 2017. Il primo riguarda il taglio di circa 700 mila euro dei fondi destinati alla manutenzione delle scuole. Il secondo riguarda il passaggio all’Aca, che porterà bollette più salate: «80% in più le utenze singole», sostiene la minoranza, e «30% in più per quelle dei condomini».

ACQUA, TARIFFE DOPPIE. Il passaggio della gestione idrica all’Aca provocherà secondo il consigliere Febo un raddoppio delle tariffe. «E’ la sorpresa di Natale che Di Primio fa ai Teatini», dice Febo, «la maggioranza avrebbe voluto fare questo tipo di passaggio già nel 2010. In quel periodo facemmo le barricate per evitarlo e siamo riusciti ad allungare i tempi di altri cinque anni. Ma adesso il sindaco, che ha sempre attaccato la gestione dell’Aca, ha deciso di portare avanti questo iter, candidandosi nel frattempo all’Ersi, sebbene non sia riuscito a farsi eleggere». Ciliegina sulla torta, il taglio dei 700 mila euro dai fondi per le scuole: «I fondi per ripianare i debiti fuori bilancio si potevano sottrarre da altri capitoli di spesa», sostiene Febo, «come ad esempio, i lavori per contrada San Martino, dove guarda caso risiedono il vice sindaco e il presidente del Consiglio comunale».

«CHIETI CITTA’ TRISTE». «La nostra città», dice Zappalorto, «si candida a diventare la città più triste d’Italia. Ci si spacca il cuore a vederla così, non sta neanche vivendo il Natale. Eventi e addobbi sono a carico dei privati. Piazza San Giustino resterà vuota a Capodanno. Questa amministrazione sta candidando Chieti a diventare la città meno valorizzata d’Italia».

Per il consigliere Marzoli il voto da assegnare in pagella al sindaco Di Primio «non può che essere uno zero spaccato». Ma, a sorpresa (anche per i colleghi consiglieri) Marzoli salva l’attività di qualche assessore, che «forse», dice, «potrebbe raggiungere la sufficienza». Gli chiediamo di fare i nomi, ma lui si chiude nel silenzio.

«Marzoli è un renziano della prima ora e forse pensa al Partito della nazione, per questo salverebbe qualcuno della maggioranza», è il commento della Zappalorto condito con un po’ di ironia.

IL PATTO SFORATO. Per il consigliere Di Iorio il voto da assegnare al sindaco «non è zero, ma sotto zero. Nonostante i tagli, nonostante le tasse più alte», continua, «sono riusciti lo stesso a sforare il patto di stabilità. Sono in consiglio comunale da 12 anni e questo credo sia la peggiore amministrazione degli ultimi anni. Peggiore anche dei primi cinque anni di Di Primio».

«Ho presentato più mozioni io da solo che tutta la maggioranza messa insieme», attacca infine Di Paolo. «E, tra l’altro, molte delle mie iniziative sono state votate anche dalla maggioranza. Il sindaco farebbe bene a spiegare come mai in consiglio comunale non è arrivato alcun provvedimento importante per la città, oltre ovviamente a quelli di ordinaria amministrazione. E farebbe anche bene a fare un giro per la città: c’è un malessere generalizzato. Si lamentano tutti: i commercianti, gli sportivi e pure i giovani che avrebbero voluto festeggiare il Capodanno in piazza». Invece nulla.