Sixty: in bilico il futuro per i 265 esuberi

30 Luglio 2014

Sindacati delusi dopo il vertice a Roma: «Patti non rispettati dall’azienda, intervenga la Regione»

CHIETI. Sixty, ancora delusione per sindacati e lavoratori per una vertenza che rimane impantanata tra mille interrogativi. L’incontro tenuto con proprietà e Regione non ha dato gli esiti sperati anche se il neo assessore regionale alle politiche del lavoro Marinella Sclocco ha promesso il massimo impegno per dare una svolta decisiva alla vertenza .

Nel frattempo continua il pressing dei sindacati che si sono alzati dal tavolo di Roma ancora una volta con l’amaro in bocca.

«L'azienda non rispetta gli accordi sottoscritti» bacchetta Giuseppe Rucci, segretario generale della Filctem-Cgil.

In realtà i sindacati chiamano in causa anche la Regione che dovrebbe fare uscire allo scoperto «le vere intenzioni della proprietà». «Non si capisce ancora» aggiunge Rucci «se l’azienda vuole valorizzare il sito del Gruppo moda di Chieti e soprattutto non è stato ancora chiarito come si intende gestire i 265 esuberi dichiarati dalla proprietà». Il 10 ottobre, inoltre, scadrà la cassa integrazione e all’orizzonte non si profilano altre forme di ammortizzatori sociali.

«Abbiamo chiesto più volte» rimarca Rucci «che il Gruppo si faccia carico della gestione degli esuberi con una progettualità che rilanci le professionalità locali».

Il timore dei sindacati è che l’attuale proprietà abbia intenzione di salvare solo la gestione dei marchi e non i posti di lavoro in Abruzzo. Il prossimo incontro calendarizzato dalla Regione è stato fissato per il 5 settembre. Unica certezza, al momento, è la decisione presa di recente dalla Corte d'Appello. Quella di rigettare il reclamo proposto da Banca Sella contro l'omologa del concordato preventivo. Risultato che consentirà, subito dopo l'estate, di cominciare a pagare i creditori privilegiati e di andare avanti con la liquidazione di altri beni. Il reclamo presentato dall’Istituto di credito privato italiano, fondato nel 1886 a Biella, dove tuttora ha la sua sede principale, era considerato una sorta di spada di Damocle. Se fosse stato accoltosi sarebbe dovuto ricominciare daccapo con un nuovo concordato. Se il provvedimento non verrà impugnato la curatela dovrà lavorare sul piano di riparto che dovrà soddisfare 3 mila creditori nell’arco di 4 anni.©RIPRODUZIONE RISERVATA