Smacco all’Abruzzo: le cure a Bologna

L’artista Pellegrini malato di fibromialgia (agli arresti domiciliari) costretto a trasferirsi per la mancata assistenza della Asl
CHIETI. Ha trovato una casa che può ospitarlo in maniera stabile, visto che dalla sorella non poteva più stare, e può finalmente curarsi con farmaci a base di marijuana che, sebbene prescritti, non gli venivano forniti dalla Asl teatina.
Per Fabrizio Pellegrini, artista quarantasettenne teatino agli arresti domiciliari per aver coltivato cannabis a scopo terapeutico, arriva il via libera del magistrato di sorveglianza di Pescara, Francesca Del Villano, che lo autorizza al trasferimento.
Andrà a stare a Bologna, presso una struttura che gli è stata messa a disposizione grazie all’interessamento del senatore Luigi Manconi (Pd) che si era attivato, non solo a parole, sin da subito sul caso del pianista e pittore malato di fibromialgia, alleviata solo assumendo marijuana tramite aerosol.
Sin da quando a inizio agosto scorso era stato scarcerato, Pellegrini aveva chiesto aiuto nel trovare una sistemazione, visto che quella a casa della sorella era stata messa a disposizione solo in via di urgenza. La situazione si è finalmente sbloccata, anche se dovrà lasciare l’Abruzzo.
«Di fatto è stato costretto a lasciare la regione che gli nega le cure mediche perché incapace di attuare le sue stesse leggi», commenta con rammarico il suo avvocato, il radicale Vincenzo Di Nanna, segretario di Amnistia, Giustizia e Libertà Abruzzi.
Il difensore non usa mezzi termini: «Non solo Pellegrini è stato condannato perché rifiutava di finanziare la criminalità organizzata acquistando la cannabis che gli era stata prescritta come unica terapia efficace, ma la Asl di Chieti, che già aveva preteso si pagasse da solo l’importazione dei farmaci a base di cannabis, non ha saputo o voluto tutelare i diritti del malato neppure dopo la scarcerazione, benché diffidata. Fatto, questo», sottolinea Di Nanna, «che non sarebbe avvenuto se solo la Regione avesse dato attuazione a una legge già esistente, che consente la somministrazione della cannabis terapeutica a titolo gratuito per i malati indigenti», conclude Di Nanna
A puntare il dito contro l’inadempienza della Regione Abruzzo sull’attuazione della legge regionale per la somministrazione di cannabis a scopo terapeutico, è il padre di quella legge, Maurizio Acerbo: «Fabrizio Pellegrini andrà a curarsi in Emilia Romagna, regione che ha approvato legge dopo l’Abruzzo. Non posso che gioire per la notizia, rimane l’amarezza e la rabbia per l’insensibilità, il colpevole disinteresse e l’incapacità amministrativa della giunta regionale, dal commissario alla sanità e presidente Luciano D’Alfonso all’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci. L’odissea di Fabrizio poteva essere evitata se la giunta D’Alfonso avesse dato attuazione alla mia legge che ricordo è in vigore dal 4 gennaio 2014». (a.i.)
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