Soldi dei buoni pasto L’ateneo li rivuole anche dagli eredi

Benefici non dovuti al personale, la d’Annunzio intima la restituzione del denaro ai parenti dei dipendenti morti
CHIETI. Lettere con richieste di soldi che sarebbero stati percepiti in maniera illegittima continuano ad arrivare nelle cassette delle poste degli ex dipendenti dell’università “Gabriele d’Annunzio”. Ai vertici dell’ateneo teatino-pescarese la dirigenza continua a ricontrollare i vecchi conti e quando scopre cose che sembrano non tornare mette subito mano a carta e penna per richiede indietro quello che sarebbe stato percepito in più. L’inflessibile azione del direttore generale dell’università “d’Annunzio”, Filippo Del Vecchio, non si ferma neanche di fronte alla morte. Perché quando c’è da scrivere agli eredi di ex dipendenti, si scrive anche a loro. I casi sono più d’uno. La vicenda è quella dei soldi per i buoni pasto, settore che pure è stato sottoposto all’attento screening della direzione generale. Direzione che, però, si è mossa, almeno così si dice nell’incipit delle lettere inviate, a causa di rilievi fatti dal Collegio dei revisori dei conti. “Si comunica che a seguito di rilievo formulato dal Collegio dei revisori dei conti con verbale del 29-09-2014”, si legge infatti all’inizio della comunicazione, “questa Amministrazione ha provveduto al conteggio dei buoni pasto effettivamente spettanti al signor ecc.”. La lettera poi spiega di aver trova un numero di buoni pasto erogato in eccesso, allegando anche il prospetto del calcolo con i tabulati delle presenze, tanto per chiarire dubbi o equivoci. Fatta tale premessa, la missiva, firmata dal direttore generale in persona, passa a richiedere indietro l’importo economico pari al numero di buoni pasto in eccedenza, somme che variano da 500 euro a oltre 700 euro. La lettera chiude dando un termine per la restituzione che, come è già accaduto per altre richieste fatte dal direttore generale fate ai dipendenti, non è molto ampio: “Tale restituzione”, si avvisa infatti, “deve essere effettuata entro 30 giorni dal ricevimento della presente”. Le missive sul recupero dei soldi dei buoni pasto che sarebbero stati percepiti in eccedenza hanno destato sconcerto tra le mura della prestigiosa istituzione culturale teatino-pescarese che ha appena compiuto di cinquant’anni di attività. Certamente non è un momento facile, anche dal punto di vista economico, quello che sta vivendo la più grande università abruzzese. E questa difficoltà grava in buona parte anche sulle spalle del personale. Pesanti richieste sono state fatte ai dipendenti, che da agosto scorso stanno lavorando a stipendio ridotto a causa del taglio dell’Ima (l’Indennità mensile di ateneo), ma non si immaginava che nella rigorosissima politica economica del direttore generale sarebbero finiti anche gli ex dipendenti ormai in pensione. E tanto meno che tali richieste sarebbero state fatte pure agli eredi di ex dipendenti.
Arianna Iannotti
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