Soldi delle bollette spariti, processo con 54 testimoni

23 Settembre 2019

Ecco chi parlerà in aula per il caso degli impiegati sorpresi a intascare denaro Pm e difesa vogliono ascoltare anche il dg Barbone e l’ex amministratore Festa

CHIETI. Sarà all’insegna dei grandi numeri il processo sui soldi delle bollette dell’acqua spariti alla Teateservizi, la società del Comune di Chieti che si occupa della riscossione dei tributi. Sono 54 i testimoni che, tra pubblica accusa e difesa, saranno citati in aula davanti al collegio del tribunale di Chieti presieduto da Guido Campli (a latere Chiara Di Gerio e Sofia Nanni).
Alla sbarra sono finiti due ex dipendenti della Teateservizi: Girolamo Nigro, 58 anni, originario di Taranto e residente a Ortona, e Mario Cerasa (35), nato a Pescara e residente a Cepagatti. Entrambi devono rispondere di peculato e falso. Il rinvio a giudizio è stato firmato dal giudice Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani, che ha coordinato le indagini dei carabinieri della stazione di Chieti principale. I due, è scritto nel capo d’imputazione, hanno costruito un meccanismo fatto di bollettini postali «falsi o duplicati» per mascherare le operazioni illecite andate avanti dall’agosto del 2016 al dicembre del 2017. La Teateservizi, assistita dall’avvocato Luca Paolucci, si è costituita parte civile e chiede un risarcimento dei danni di 56.700 euro. Per l’accusa, Nigro e Cerasa hanno falsificato «136 bollettini postali per ben 264 volte riproducendo gli stessi al fine di attestare a terzi l’avvenuto pagamento della tassa per la pratica di voltura dell’utenza idrica». Così facendo «attestavano come versati», ma in realtà trattenuti a loro vantaggio, 18.900 euro. I difensori degli imputati, gli avvocati Giuliano Milia, Giampiero Di Sebastiano e Maria Sirolli, avevano chiesto di derubricare l’accusa di peculato in truffa aggravata. Ma, secondo il giudice De Ninis, è «impossibile» farlo prima dell’inizio del dibattimento perché sussistono «validi e contrapposti argomenti per ritenere i fatti riconducibili» a entrambi i reati. Ad incastrare gli imputati, stando sempre all’accusa, sono anche le intercettazioni telefoniche.
L’inchiesta è partita da una denuncia presentata da Antonio Barbone, direttore generale della Teateservizi. Alcuni contribuenti, dopo aver ricevuto il sollecito di pagamento delle bollette dell’acqua, si sono presentati negli uffici per protestare e fare presente di aver già saldato quelle fatture, consegnando il denaro contante agli addetti di Teateservizi. Quelle somme, però, non risultavano accreditate né sui conti correnti della società, né su quelli intestati al Comune. Gli investigatori hanno poi scoperto mancati introiti anche per «le richieste di voltura utenza» e le «richieste di allacciamento nuova utenza del canone idrico»: per la prima pratica ogni contribuente deve versare 50 euro, mentre per la seconda 100 euro.
Dopo la prima udienza che si è tenuta la scorsa settimana, si tornerà in tribunale il prossimo 17 marzo. Si comincerà con i 34 testimoni presenti nella lista della procura. Tra questi, ci sono il dg Barbone, attualmente in carica, gli impiegati della Teateservizi, gli utenti che sono rimasti vittima del raggiro e uno degli investigatori che si è occupato del caso.
Poi, sarà la volta delle difese. L’avvocato Milia vuole ascoltare anche Carlo Festa, ex amministratore unico della Teateservizi. Pubblica accusa e difese hanno numerosi testimoni in comune.
©RIPRODUZIONE RISERVATA