Soldi spariti da Confcommercio: condannato Angelo Allegrino

Pena di un anno e cinque mesi di reclusione per l’ex presidente dell’associazione di categoria È accusato di appropriazione indebita: nei guai per cene, notti in albergo e prelievi al bancomat
CHIETI. Angelo Allegrino viaggiava, dormiva in albergo e mangiava nei ristoranti con i soldi della Confcommercio Chieti. Lo dice la sentenza del giudice Chiara Di Gerio, che ha condannato l’imprenditore lancianese, ex presidente dell’associazione di categoria, a un anno e cinque mesi di reclusione con l’accusa di appropriazione indebita aggravata per fatti che vanno dall’11 agosto del 2012 all’11 giugno del 2013. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca aveva chiesto un anno e tre mesi. Per quanto riguarda i reati commessi fino al 10 agosto del 2012, il giudice ha dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione.
Allegrino, 77 anni, ex re dei latticini, è accusato – come riassume il pm nel capo di imputazione – di essersi appropriato di oltre 63mila euro, «attraverso una cartaSi in uso all’Unione provinciale commercianti di Chieti, per effettuare pagamenti per spese personali», ovvero «viaggi per sé e i propri familiari, gioco d’azzardo, reiterati rifornimenti di carburante e spese di ristorazione», ma anche prelievi in contanti che, sempre secondo l’accusa, «non erano giustificati dall’assolvimento della sua funzione», prelievi che venivano addebitati su un conto corrente bancario dell’allora Carichieti acceso dall’Unione provinciale commercianti.
Le indagini della guardia di finanza scattarono dopo il primo esposto presentato dai revisori dei conti che sottoscrissero una circostanziata relazione in cui – usando un eufemismo – si parlava di “gestione allegra” dei soldi dell’associazione. Ma a quella denuncia, subito dopo, ne seguì una seconda firmata da cinque consiglieri fuoriusciti da Confcommercio, tra i quali c’era Marisa Tiberio che poi ha preso il posto di Allegrino al vertice di Confcommercio. Era luglio del 2013 quando il pm Falasca diede il via all’inchiesta sull’utilizzo, per scopi non istituzionali, della carta di credito di Confcommercio da parte di Allegrino. Che all’epoca era già fuori dall’associazione travolto dal crac di sue aziende e quindi dalla rivolta dei cinque all’interno del consiglio che portò allo scioglimento di quest’ultimo e alla nomina di Tiberio come commissario giudiziale.
Ma torniamo all’inchiesta. La procura contesta ad Allegrino una sfilza di spese personali. Qualche esempio? I pasti in ristoranti di Chieti, Rocca San Giovanni, Silvi Marina, L’Aquila e Milano. E ancora: i soggiorni in hotel e resort tra Riccione e Cagliari. Spuntano anche un biglietto aereo e viaggi in treno. Senza contare i numerosissimi prelievi ai bancomat, secondo l’accusa ingiustificati così come i pieni di carburante.
Allegrino, attuale presidente regionale dell’associazione di commercianti Ascom, ha sempre respinto con forza ogni accusa. «Non solo non ho mai preso soldi dalla Confcommercio, ma, a conti fatti, devo riavere 8mila euro», si è difeso in aula durante un processo in cui non sono mancati colpi di scena. «Ho utilizzato la carta di Confcommercio solo per esigenze associative. Per far fronte alle emergenze dell’associazione spesso ci ho rimesso di tasca mia. Ho pagato utenze intestate a Confcommercio con il mio conto corrente». Il difensore di Allegrino, l’avvocato Silvano Di Paolo, presenterà ricorso in appello.
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