«Sono down, so votare anch’io»

La storia del 18enne Riccardo: non sono stupido e decido cosa fare
CASTEL FRENTANO. La giornata è iniziata presto per Riccardo. Si è vestito, preparato, ha fatto colazione ed ha insistito per uscire appena possibile. Perché per Riccardo, 18 anni da qualche mese, andare a votare ieri mattina, inderogabilmente prima di ogni altra azione quotidiana e con la sacralità che si deve alle cose davvero importanti, il primo voto della vita aveva un sapore ancora più forte ed emozionante di quello che generalmente ogni diciottenne prima o poi prova. Riccardo Ranalli ha la sindrome di down, per lui il voto, prima ancora che essere un diritto, è stato un riscatto, la prova di essere un cittadino come tutti gli altri. «Ho la sindrome di down ma non sono stupido», ha detto emozionato a sua mamma e a tutti quelli che ha incrociato nella sua prima prova da elettore. E appena fuori dal seggio ha alzato le braccia in segno di vittoria e ha detto: «Evvai, ce l’ho fatta».
Nelle settimane precedenti sua mamma gli ha spiegato il significato del voto e la motivazione del referendum e Riccardo ha seguito con passione anche i vari dibattiti politici in televisione. E quando è entrato nel seggio il cuore gli batteva forte per l'emozione. «Non è mai semplice per lui», spiega la madre, «non è interdetto, non ha un tutore: è capace di intendere e di volere. Eppure in una banca cittadina ci siamo visti negare l’apertura di un conto corrente perché è down. Per fortuna è andata meglio in un’altra dove siamo stati ricevuti con cortesia e professionalità. Votare per lui è stata la prova di essere destinatario di diritti e di doveri come ogni diciottenne d’Italia». «Il voto», recita l’articolo 48 della Costituzione italiana, «è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge». (d.d.l.)

