Sono pochi 4 anni per chi spaccia cocaina

17 Marzo 2016

Il giudice dice no al patteggiamento chiesto da un 68enne fermato a Francavilla con due chili di droga

CHIETI. Quattro anni e otto mesi non è una pena sufficiente per punire una persona trovata in possesso di oltre 2 chili di droga. Nonostante l’accordo tra accusa e difesa nel chiedere il patteggiamento. È quanto ha fatto capire il giudice per le udienze preliminari Luca De Ninis che ieri mattina non ha accolto la richiesta di patteggiamento e ha rinviato tutti gli atti alla Procura per la continuazione delle indagini.

Il caso riguarda un uomo di 68 anni di Abbiategrasso (Milano), Felice Arrigoni, che a fine gennaio scorso è stato arrestato dai carabinieri di Chieti al casello autostradale di Francavilla sulla A14. L’uomo viaggiava solo quando è stato fermato per un controllo di routine. Controllando i documenti del guidatore, i carabinieri si sono, però, accorti che l’anziano aveva dei precedenti, seppure non specifici e anche lontani nel tempo. Questo particolare, comunque, ha invogliato le forze dell’ordine a fare controlli più accurati sulla Skoda station wagon che l’uomo stava guidando e così sono saltati fuori 2 chili e 200 grammi di cocaina, suddivisi in due panetti e ben nascosti all’interno dell’autovettura.

Si trovavano infatti in un sottofondo che era stato ricavato sotto i sedili posteriori della Skoda, vicino al serbatoio. Arrigoni è così finito direttamente al carcere di Madonna del Freddo. L’uomo, però, si è difeso dicendo di non essere a conoscenza del fatto che stesse trasportando droga, tanto più che l’auto che stava guidando non era la sua. Il suo compito era solo quello di trasportare il veicolo dalla Lombardia in Abruzzo. Non sapeva, ha detto agli inquirenti, né cosa trasportava né, tanto meno, di quale quantitativo si trattasse.

La questione del quantitativo non è di secondaria importanza, perché il giudice, nel trasferire di nuovo gli atti alla Procura, ha chiesto anche di capire se è possibile contestare pure l’aggravante relativa all’ingente quantitativo di sostanza stupefacente trasportata.

«In base alla personalità dell’imputato e alla modalità del fatto», ha detto l’avvocato Alessandro Perrucci che difende Arrigoni, «le parti, di comune accordo, avevano ritenuto di escludere l’applicazione di questo tipo di aggravante e di concedere le attenuanti generiche in favore dell’imputato, arrivando così al calcolo di quel tipo di pena».(a.i.)