Sorgenti piene d’acqua «Ma la metà va dispersa»

La Sasi fa il punto dopo le polemiche: «Troppi anche gli usi impropri» Il presidente Basterebbe: mare pulito, per la depurazione servono fondi
LANCIANO. Qualità ottimale delle acque di balneazione grazie a sistemi di depurazione che si stanno potenziando o costruendo. Acqua potabile che, invece, arriva poco e male nelle case dei cittadini, soprattutto vastesi, a causa di reti colabrodo: il 50% va perso. Depurazione e adduzione sono i due settori su cui la Sasi, società che gestisce il servizio idrico in 92 comuni del Chietino, sta investendo e per i quali attende altri 25 milioni dalla Regione, grazie agli accordi del Masterplan da firmare entro il 30 giugno.
BALNEAZIONE. «I dati Arta sulla qualità delle acque di balneazione della costa sono buoni», dice il presidente Sasi Gianfranco Basterebbe, «ottimali in diversi punti (unico neo l’escherichia coli più alta dei limiti a Fosso Cintioni a San Vito, invece valori buoni nel tratto a nord del Feltrino, ndc). La Sasi sta facendo la sua parte investendo milioni sulla depurazione». Ammontano a quasi 23 milioni (fondi Apq) i lavori eseguiti, tra cui i nuovi depuratori di Santa Croce, a Lanciano, e Castel Frentano, fognature a Casoli, San Vito, Treglio, Tollo e Furci. Altri 20 milioni di fondi Fas per i depuratori (lavori in corso) a Fresagrandinaria, Gessopalena, Lama e Taranta dei Peligni, privi di impianti, e per il nuovo depuratore di Fossacesia (5.447.828 euro) che andrà a sostituire anche quello di Santa Maria Imbaro, sequestrato dalla Procura assieme ad altri 11 impianti (otto sono tornati a funzionare regolarmente), gestiti ora dai sindaci. «Depuratori che da soli non bastano», precisa Basterebbe, «perché l’inquinamento è causato anche da altri fattori: ad esempio ristoranti che non hanno adeguati sistemi di smaltimento dei reflui. Siamo intervenuti già a San Vito, Vallevò, Torino di Sangro su fognature che scoppiano perché ostruite da grosse palle fatte di detersivi e olio esausto, quello usato per le fritture e sversato direttamente nei lavandini. Ci siamo attivati con i Comuni perché facciano regolamenti che impongano ai ristoratori i disoleatori. Tutti dobbiamo fare la nostra parte». Una parte spetta alla Regione che dovrebbe concedere con il Masterplan almeno 25 milioni di euro che servono per il risanamento ambientale tramite nuovi sistemi depurativi dei torrenti Moro, Arielli, Feltrino, Sangro, Sinello e per l’adeguamento o dismissione delle circa 600 fosse Imhoff gestite dalla Sasi.
RUBINETTI A SECCO. Investimenti servono anche sulle reti idriche visto che l’acqua potabile non arriva come dovrebbe nelle case, soprattutto nel Vastese. «Non abbiamo problemi di approvvigionamento», riprende Basterebbe, «grazie alla neve l’acqua c’è, ma la dispersione è alta, circa il 50%. Le reti sono dei primi anni del ’900 e sono a pezzi in alcuni punti che cerchiamo di riparare, ma servono impianti nuovi. È impensabile che nel 2017 in alcuni Comuni vastesi l’acqua non ci sia per tutto il giorno. Inoltre c’è anche un altro problema. Con il nuovo acquedotto del Verde pompavamo 100 litri d’acqua al secondo, a cui abbiamo aggiunto altri 70 della vecchia rete per soddisfare le esigenze del territorio: ora siamo arrivati ad aver bisogno di 210 litri al secondo. Significa che c’è un consumo anomalo, un uso improprio dell’acqua potabile da parte degli utenti. In molti innaffiano orti e giardini, addirittura ci lavano l’auto». Ad oggi la Sasi ha investito non molto, in realtà, sulle reti: sta potenziando la condotta ponte Moro-ponte Sinello e l’adduttrice Casoli-Vasto ma la maggior parte dei fondi è per la depurazione. «Tra le rigide norme europee e i sequestri non possiamo fare diversamente», chiude Basterebbe, «per mettere tutto a norma, depurazione e reti, servono almeno 250 milioni di euro».
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