Sotto San Giustino mummia decapitata

2 Ottobre 2018

Eccezionale ritrovamento dietro un muro della cripta: i resti del corpo tra cumuli di ossa. Scoperto anche un affresco bizantino

CHIETI. Un corpo mummificato con la testa decapitata, i vestiti ridotti a brandelli, le scarpe consumate. È stato scoperto nella cripta della chiesa di San Giustino in mezzo a un cumulo di ossa. La storia di Chieti si arricchisce di un mistero. E anche di un’opera d’arte.
LA SCOPERTA. Il ritrovamento arriva dopo la riscoperta della cisterna dell’Ottocento tra le due gradinate della cattedrale: un’area sotterranea di 13 metri di larghezza per circa 9 di altezza, con due ingressi, costruita tra il 1878 e 1880 e usata come riserva d’acqua prima della costruzione dell’acquedotto cittadino che risale al 1891. La visita del 1° settembre scorso degli speleologi nelle viscere di piazza San Giustino – necessaria per stilare il progetto di riqualificazione dell’area che l’amministrazione Di Primio vuole portare avanti per rivoluzionare il centro con meno parcheggi, forse una fontana monumentale e adesso anche la valorizzazione dei reperti storici – ha ridato impulso alla ricerca storica. Durante i successivi sopralluoghi a San Giustino (anche alla torre della cattedrale), gli esperti della Soprintendenza archeologica si sono accorti di un muro risalente agli anni ’70 nei locali dell’arciconfraternita del Sacro monte dei morti vicino alla cripta, un locale in cui sono custoditi simboli e paramenti della processione del Venerdì santo.
BUCO NEL MURO. Sabato scorso, su quella parete, è stato praticato un buco ed è apparso un locale prima sconosciuto che, in alto, ha una botola di legno. Affacciandosi dal buco, è stata avvistata la mummia distesa a terra tra le ossa: per ora, è impossibile datare quei resti ma potrebbero risalire a centinaia di anni fa. A prima vista, il corpo è privo della testa e i vestiti sono irriconoscibili: restano soltanto lembi di stoffa e anche le scarpe che appaiono antiche. A Chieti uno che potrebbe svelare il mistero della mummia è l’antropologo Luigi Capasso, presidente della Fondazione d’Annunzio e direttore del Museo universitario, uno che si è occupato anche di Oetzi, il famoso ritrovamento dell’Uomo di Similaun ai confini tra Italia e Austria. Le ossa, invece, potrebbero essere quelle dei morti per l’epidemia di peste che colpì anche Chieti nel corso del ’600.
L’AFFRESCO. Ieri, in quei locali, c’è stato un altro sopralluogo perché mummia e ossa non sono gli unici ritrovamenti: dalla parete opposta al muro bucato si intravede un affresco che, secondo le prime ipotesi, potrebbe essere precedente all’anno Mille. Potrebbe essere un’opera risalente al periodo bizantino (700-800 d.C.). Adesso, si andrà avanti secondo le direttive della Soprintendenza archeologica guidata da Rosaria Mencarelli: saranno gli esperti a indicare al Comune la strada da seguire per valorizzare i reperti storici. Anche se resta l’incognita dei fondi
I PRECEDENTI. L’affresco non sarebbe il primo ritrovamento bizantino a Chieti: in questa zona, interrato verso il centro della piazza, si trova un mosaico che potrebbe essere databile tra il I secolo avanti Cristo e il I dopo Cristo, un’opera mai vista ma di cui esistono disegni di fine Ottocento; un altro mosaico, del periodo bizantino, fu scoperto nel 2004 circa due metri sotto piazza Valignani.
©RIPRODUZIONE RISERVATA