Sotto sequestro la casa dell’allenatore

5 Aprile 2018

Furgiuele, il coach sotto accusa, mette in vendita l’abitazione, ma le parti civili fanno bloccare l’affare e scattano i sigilli

CHIETI. A processo per violenza sessuale nei confronti di nove minorenni, stava cercando di vendersi la casa di proprietà. Ma un avvocato di parte civile lo ha scoperto e ha chiesto al giudice di sequestrare gli immobili di sua proprietà. Cosa che il giudice ha fatto.
Ancora guai per l’ex allenatore di baseball di San Giovanni Teatino Riccardo Furgiuele, 52 anni, accusato di aver abusato sessualmente di nove suoi piccoli atleti, di età compresa, all’epoca, tra gli 8 e i 13 anni. Il giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis ha accolto la richiesta dell’avvocato Monica D’Amico, che assiste alcuni dei genitori coinvolti, e ha sequestrato l’abitazione di Furgiuele.
Il giudice De Ninis motiva tale decisione in tre passaggi. Il primo riguarda il rinvio a giudizio dell’imputato, che dunque dovrà sostenere un processo nel corso del quale, se verrà riconosciuto colpevole, dovrà anche pagare un congruo risarcimento alle parti civili. Il secondo riguarda la probabilità che sia stato commesso il reato, che per il giudice ci sta tutta: «Il “fumus commissi delicti” - vale a dire la possibilità di effettiva consumazione del reato - ampiamente fondato», scrive infatti il giudice, «sui verbali delle dichiarazioni rese dai minori, sull’incidente probatorio assunto, sul complesso degli elementi di riscontro desumibili dagli atti di polizia giudiziaria e dalla valutazione del medico-legale D’Ovidio». Il terzo passaggio riguarda il possibile danno causato da un ritardo nel processo decisionale. «Sussiste altresì», scrive infatti il giudice, «il “periculum in mora” - letteralmente “pericolo nel ritardo” - immanente nella sproporzione tra le risorse economiche di cui possiede l’imputato, attualmente privo di redditi e in regime di custodia che non gli consente di lavorare, e l’entità dei crediti risarcitori vantati dalle parti civili costituite ed ulteriormente aggravato dalla circostanza documentata secondo cui l’imputato ha posto in vendita il principale degli immobili di cui risulta proprietario, conferendo mandato a un’agenzia immobiliare di Chieti, peraltro a un prezzo che appare assai contenuto rispetto al presumibile valore desunto dalle dimensioni e dall’epoca di realizzazione». A questo punto, conclude il giudice, «sussistono i presupposti del vincolo richiesto dalle parti civili».
L’ex allenatore di baseball è stato arrestato il 22 marzo del 2017 dagli agenti della Seconda sezione della Squadra mobile di Chieti. Dopo un anno di reclusione nel penitenziario di Madonna del Freddo è ora ai domiciliari a casa della madre dal 23 marzo scorso. Il 25 settembre prossimo partirà il processo a suo carico. Nel frattempo sono saltate fuori altre due presunte piccole vittime, ascoltate ieri nel corso di un incidente probatorio. Se dovessero essere ritenute credibili, il numero dei ragazzini che accusano l’allenatore salirebbe a 11. L’uomo è difeso dall’avvocato Luigi Antonangeli, mentre le altre parti civili sono assistite dagli avvocati Claudia Ottaviano, Teresa Laviola e Maria Teresa Pierfelice.
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