Spaccio di carne e frantoio chiusi dai Nas

16 Dicembre 2015

Controlli dei carabinieri e della Guardia costiera in due attività produttive nell’hinterland teatino

CHIETI. Sospensione dell'attività di uno spaccio di carni abusivo e chiusura di un frantoio, per le precarie condizioni igienico sanitarie: è il bilancio di controlli condotti nei giorni scorsi dai Carabinieri del Nas di Pescara e dagli uomini della Guardia Costiera nell'hinterland chietino.

Continuano le attività di controllo delle forze dell’ordine sulla produzione alimentare che vengono potenziate soprattutto in questo periodo di festività dove la produzione aumenta per soddisfare la salita dei consumi.

Le attività ispettive dei giorni scorsi erano finalizzate ad accertare le condizioni igienico sanitarie delle attività produttive e a verificare la presenza di eventuali scarichi non a norma.

In particolare, nel corso del sopralluogo nell'attività di spaccio di carni, i militari del Nas hanno appurato la totale assenza delle registrazioni alla Asl. A ridosso dell'attività di spaccio di carne c'è anche un frantoio che operava in pessime condizioni igienico sanitarie, sia per quanto riguarda i locali sia per i macchinari.

In collaborazione con il Servizio igiene degli alimenti e della nutrizione (Sian) e con il Servizio veterinario della Asl, è stata quindi disposta la sospensione dell'attività dello spaccio e la chiusura del frantoio. Le attività saranno chiuse fino a che i gestori non avranno ripristinato condizioni iginiche idonee.

Per quanto riguarda l'eventuale presenza di scarichi non a norma, gli uomini della Guardia Costiera hanno effettuato dei campionamenti e delle analisi di cui si attendono gli esiti.

Questi controlli si aggiungono a quelli di una decina di giorni fa dove guardia costiera e carabinieri dei Nas a Chieti Scalo hanno sequestrato un frantoio che scaricava le acque di vegetazione in un fosso che confluiva nel Pescara.

I militari hanno scoperto una condotta sotterranea attraverso la quale i gestori dell’impianto smaltivano illegalmente i rifiuti liquidi provenienti dalla molitura. In quella occasione si accertò il cattivo funzionamento del depuratore dello Scalo e l’inadeguatezza della fogna di Pescara che, in caso di mancato funzionamento delle pompe di sollevamento, anche solo per un semplice sbalzo dell’elettricità, sversa automaticamente le acque non depurate nel fiume.