Spaccio di coca ai giovanissimi: patteggia 4 anni, in 4 a giudizio

A gestire la rete anche padre e figlio, soltanto un imputato assolto “perché il fatto non sussiste” L’indagine della polizia nel 2020: in 4 mesi sequestrati oltre 6,5 chili di hashish e marijuana e crack
CHIETI. Secondo le indagini della Procura avevano messo in campo una fitta rete di spaccio di droga. Stupefacente destinato anche a giovanissimi. Il quartiere generale dello spaccio era ai giardini della villa comunale. A gestire la rete dello spaccio anche un padre e un figlio. La Procura aveva ritenuto che i responsabili fossero in sette, uno però, al termine dell’udienza preliminare di ieri mattina, è uscito pulito. Un altro ha patteggiato e gli altri dovranno ancora vedersela con la giustizia.
Quattro di loro sono stati infatti rinviati a giudizio, con udienza fissata al 3 novembre prossimo, la posizione di un ultimo imputato è stata invece stralciata a causa di un suo impedimento. L’unico a essere stato assolto, con la formula “perché il fatto non sussiste”, è Matteo Iacone, 22 anni di Chieti, difeso dall’avvocato Mauro Faiulli che ha scelto la strada del rito abbreviato svoltosi ieri mattina davanti al giudice per l’udienza preliminare Andrea Di Berardino (pm Giuseppe Falasca). Ha patteggiato invece una pena di 4 anni, più multa, Pierluigi Bellia, 26 anni, di Chieti, difeso da Alessandro Perrucci. Il suo è stato un patteggiamento in continuità con un altro reato. Il padre di quest’ultimo, Claudio Bellia, 63 anni, è stato rinviato a giudizio insieme al bulgaro Ivanov Teodor Todorov, 40 anni, residente a Chieti, all’albanese Roxhen Velja, 37 anni, residente a Pescara, e a Gianni Chichi, 53 anni, di Città Sant’Angelo, difesi dagli avvocati Alessandra Michetti, Emanuele Calista, Italo Colaneri e Manuela Marchetta.
Non è stata invece trattata la posizione di Stefano Francesco Del Grosso, 50 anni, di Chieti, difeso da Antonello Remigio e Ivan Notaristefano, a causa di un impedimento dell’imputato. Per lui dovrà essere fissata un’ulteriore udienza.
L’indagine è partita nell’autunno del 2020. Durata circa quattro mesi, ha consentito di sequestrare oltre 6,5 chilogrammi tra hashish e marijuana, circa 120 grammi di cocaina, denaro provento dell'attività di spaccio, oltre bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. Lo spaccio avveniva non solo alla villa comunale ma anche in piazza Matteotti, Porta Pescara e la Trinità. Tutti luoghi di ritrovo soprattutto per la gioventù teatina. L’inchiesta, avviata dai poliziotti della Squadra mobile della questura teatina guidati dal vicequestore Miriam D’Anastasio e dal commissario Nicoletta Giuliante, è stata coordinata dal pm Giancarlo Ciani. Le investigazioni hanno svelato «un’attività di spaccio seriale e continuativa», dicono le carte dell’inchiesta: tra i clienti c’erano numerosi giovanissimi. Secondo l’accusa, i due Bellia, padre e figlio, «da anni monopolizzano l’illecito mercato di stupefacenti nel capoluogo di provincia teatino». Il 26enne «deteneva, trattava e spacciava» non solo hashish e marijuana, «droghe smerciate ininterrottamente», ma anche sostanze pesanti, come crack e cocaina. E, all’epoca dei fatti contestati, si muoveva «in condizioni estremamente favorevoli», osserva il pubblico ministero. Tra queste, c’era sicuramente la posizione della sua abitazione, che si trovava in via Mater Domini, «caratterizzata da una conformazione molto stretta, a senso unico, ubicata in pieno centro storico e contraddistinta da più viuzze».
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