Sparò al figlio per ammazzarlo, il giudice: «Va processato subito»

Alla sbarra anche la sorella e il cognato della vittima per aver partecipato alla rissa tra parenti Il principale imputato, trovato in possesso di un’arma clandestina, vuole chiedere il rito abbreviato
CUPELLO. «Le prove sono evidenti». Lo scrive il giudice Anna Rosa Capuozzo nel decreto con cui dispone il giudizio immediato nei confronti di Antonio Palermo, 59 anni, originario di Napoli, accusato del tentato omicidio aggravato del figlio Anthony (24), ferito di striscio con un colpo di pistola la sera del 18 dicembre scorso, a Cupello, all’esterno di un’abitazione di via Aldo Moro, nel corso di una lite scoppiata per non meglio precisate ragioni familiari. L’udienza, davanti al tribunale collegiale di Vasto, è stata fissata al 16 aprile.
Secondo l’accusa formulata dal pm Silvia Di Nunzio, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, l’imputato non è riuscito nell’intento di ammazzare «per cause indipendenti dalla propria volontà»: nello specifico, «una mossa repentina di schivamento di Anthony», che ha riportato una piccola ustione sul braccio destro, un trauma cranico e contusioni multiple giudicate guaribili in sette giorni. Antonio Palermo deve rispondere anche di detenzione e porto in luogo pubblico di arma clandestina e ricettazione, perché ha fatto fuoco con una «pistola revolver marca Olympic a salve, modificata mediante l’applicazione di canna in acciaio e di un tamburo tornito, risultata priva di matricola e idonea a sparare cartucce calibro 38 special» (sono stati sequestrati anche quattro proiettili detenuti abusivamente). E spunta un’ulteriore contestazione, perché il cinquantanovenne ha portato fuori dalla sua abitazione, «senza un giustificato motivo, un coltello con nove centimetri di lama». L’uomo, difeso dall’avvocato Alessandro Orlando, è intenzionato a chiedere il rito abbreviato, che consentirà – in caso di condanna – di beneficiare dello sconto di un terzo della pena.
Ma l’inchiesta coinvolge anche altri membri della famiglia. La vittima è infatti accusata di aver partecipato alla rissa, precedente allo sparo, per la quale sono ora imputati – oltre al padre – anche la sorella Roberta Filomena, 26 anni, e il cognato Luciano Fagnani (37), entrambi residenti a Vasto, che hanno preso a calci Anthony provocandogli alcune lesioni. Anthony che, a sua volta, ha picchiato il padre, causandogli ferite guaribili in 15 giorni. Il ventiquattrenne deve rispondere anche di detenzione di sostanze stupefacenti perché i carabinieri, nel corso della perquisizione, all’interno della sua camera da letto, hanno trovato poco più di 58 grammi di marijuana, suddivisi in tre involucri, dai quali sarebbe stato possibile ricavare – sempre in base al capo di imputazione – circa 100 dosi.
Anche Roberta Filomena Palermo e Fagnani sono difesi dall’avvocato Orlando, mentre Anthony è assistito dall’avvocato Gianluca Racano.

