Sparatoria al bar, 3 condanne e un’assoluzione

San Salvo. La vicenda risale al 2015: niente tentato omicidio, pene solo per il possesso di due pistole
VASTO. Sparatoria al bar Evelin di San Salvo. Si è conclusa con un’assoluzione completa e tre condanne solo per il possesso d'arma da fuoco, l'udienza tenuta ieri mattina davanti al gip del tribunale di Vasto, Anna Rosa Capuozzo, dei 4 indagati. Tre gli accusati di tentato omicidio in concorso e possesso di arma: Fasli Faslia, 35 anni, disoccupato; Clirim Tafili, 49 anni, imprenditore edile, e Bimi Tafili. Tutti e 3 sono stati assolti dall'accusa di tentato omicidio. Un quarto indagato, Elvin Tafili, era accusato solo di detenzione di arma da fuoco ed è stato assolto. L’avvocato Fiorenzo Cieri, difensore di Faslia, accusato di porto d'armi e ricettazione, ha chiesto il rito abbreviato. Il suo assistito è stato condannato a due anni e due mesi. I legali di Clirim Tafili e Bimi Tafili, hanno patteggiato la pena di 9 mesi per il possesso dell'arma. Elvin Tafili che, come detto, doveva difendersi solo dal possesso della pistola, è stato assolto ed è uscito dal processo a testa alta. Grande la soddisfazione del suo difensore, l'avvocato Marisa Berarducci.
I quattro indagati sono tutti albanesi. Faslia fu ferito alle gambe da tre colpi di pistola. Dopo qualche giorno di indagini vennero arrestati in 4. «A distanza di 6 anni il mio cliente è uscito completamente pulito dalla vicenda», dice l'avvocato Berarducci.
La vicenda che risale al 2015 è stata rivissuta ieri nell'aula del tribunale di Vasto. Dodici i colpi sparati quella sera. Tre in sequenza, altri 9 dopo una breve pausa. Ma non fu la stessa pistola a sparare. Le pistole sequestrate dai carabinieri, dopo la sparatoria della sera del 14 aprile 2015 a San Salvo davanti al bar Evelin in contrada Stazione, furono due. Due Beretta calibro 9 detenute illegalmente.
Secondo la ricostruzione fatta all'epoca degli investigatori, Faslia raggiunse il bar Evelin. Tafili si trovava all’interno del bar. Faslia era armato di pistola: una semiautomatica calibro 9. Prima ancora di riuscire a entrare fu raggiunto da tre proiettili esplosi all’interno del locale. Anche se ferito, Faslia riuscì a mettersi al riparo e rispose al fuoco esplodendo, a sua volta, altri colpi di pistola. Il movente del regolamento di conti sarebbe stato un conflitto d’interesse. A difendere gli indagati oltre agli avvocati Marisa Berarducci e Fiorenzo Cieri, sono stati Alessandro Orlndo, Marco Sciascio ,Antonio Valentini e Luigi Stampone. (p.c.)
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