Sparite le carte d’accusa di Del Vecchio

Inchiesta per calunnia a Cuccurullo e Napoleone: il Gup rinvia il fascicolo in Procura e ordina un supplemento d’indagine
CHIETI. Si tinge di giallo l’inchiesta per calunnia che vede indagato il direttore generale dell’università d’Annunzio, Filippo Del Vecchio. Dal fascicolo che lo riguarda sono spariti documenti essenziali, vale a dire gli esposti in cui il direttore generale parlava di mala gestio alla fondazione d’Annunzio. L’incartamento giudiziario è arrivato due giorni fa sulla scrivania del giudice per le indagini preliminari, Antonella Readelli, che giovedì avrebbe dovuto decidere se archiviare o meno il caso. Decisione che non ha potuto prendere a causa dei documenti mancanti, e anzi, a quel punto, non ha potuto fare altro che rinviare le carte in Procura, disponendo per forza di cose un supplemento d’indagine. L’inchiesta è quella che vede l’una contro l’altra la vecchia e la nuova amministrazione universitaria. Da una parte l’attuale direttore generale Del Vecchio, dall’altra l’ex rettore ed ex presidente della fondazione d’Annunzio, Franco Cuccurullo, insieme all’ex direttore generale dell’ateneo, Marco Napoleone. Gli ultimi due hanno denunciato il primo per calunnia, perché Del Vecchio, a sua volta, li aveva accusati di aver gestito in maniera a dir poco dubbia, o se vogliamo “allegra”, la fondazione universitaria. L’accusa era stata mossa nonostante il fatto che proprio su quella gestione c’era stata una precedente inchiesta della Procura di Chieti che non aveva messo in evidenza nulla di rilevante. Da qui nasce l’ipotesi di calunnia rivolta a Del Vecchio da Cuccurullo e Napoleone.
Secondo le tesi degli ultimi due, infatti, Del Vecchio in quegli esposti depositati in Procura avrebbe accusato formalmente persone che sapeva essere innocenti, dato che così aveva sentenziato la precedente indagine, dei cui risultati il dg avrebbe dovuto essere informato, essendo al vertice dell’istituzione universitaria.
Ma quando giovedì scorso il fascicolo è arrivato sul tavolo del gip che doveva decidere per l’archiviazione del caso, gli esposti del direttore generale sulla mala gestio non si trovavano più. Spariti. “Il giudice”, scrive la Redaelli, “rilevata l’assenza degli esposti effettuati dall’indagato Del Vecchio dispone il termine di tre mesi per le ulteriori indagini necessarie per l’accertamento delle circostanze”.
D’altronde, logica vuole che non si sarebbe potuto fare altrimenti, visto che proprio su quegli esposti che ora non si trovano “si fonda l’ipotesi accusatoria avanzata dai denuncianti”. E dunque si tinge di giallo la vicenda che sinora aveva avuto soltanto il colore verde della carta bollata, un colore che, sebbene non si addice affatto alla definizione di questioni che riguardano la vita di una università, è sempre più in voga alla d’Annunzio.
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