«Spariti 700mila euro per il Ciapi»

Placidi accusa: la Regione doveva versare la somma per gli stipendi arretrati
CHIETI. Vertenza Ciapi, nubi sempre più nere all’orizzonte. Dopo le promesse della Regione profuse da un anno sulla volontà di salvare l’ente che si occupa di formazione professionale i dipendenti restano ancora in attesa di risposte certe.
Nulla di fatto anche durante l’incontro di lunedì scorso tra il direttore del Ciapi, Paolo Cacciagrano e i capigruppo in consiglio regionale. Nell’occasione sono stati ribaditi i problemi dei dipendenti ai quali ad aprile scadrà la cassa integrazione e le possibili soluzioni per riportare in vita il Ciapi. «Abbiamo ricordato ai capigruppo gli impegni assunti dalla Regione in sede di approvazionedel bilancio 2015, un atto di impegno politico che però non è stato ancora tradotto in atto tecnico» riprende il direttore del Ciapi «era stato votato all'unanimità l’esborso di 700mila euo da parte della Regione Abruzzo per coprire gli stipendi arretrati dei dipendenti, ma a distanza di mesi non si è visto nulla. Come direttore dell’ente ho ribadito ai capigruppo che l potrebbe essere salvato accendendo un mutuo le cui rate potrebbero essere pagate con le quote sociali che il Ciapi deve avere dalla Regione dal 2011. In questo modo» puntualizza Cacciagrano «verrebbero azzerati i debiti dell’ente che così potrebbe ripresentare progetti. Senza durc in regola le nostre attività restano ingessate».
Proposta già rappresentata e più volte al governo regionale che però sembra aver dimenticato lo stato di profondo disagio economico in cui versano gli ex dipendenti. «Siamo sconsolati e non sappiamo a chi credere e se veramente la Regione ha voglia di salvare noi e l’ente» commenta Giovanni Placidi «è da dicembre che ci era stato promesso un incontro con Giovanni Lolli, assessore alle Attività produttive. Siamo alla fine di febbraio e non sappiamo nulla. Dopo la cassa integrazione sarà buio assoluto per 29 persone che già ora non sanno come mandare avanti le famiglie». Persone disperate sottolinea Placidi «alcune di loro hanno perso la casa e dormono in macchina. Ma nessuno ci aiuta».

