Sparò contro i carabinieri Migrante condannato a 7 anni

Il 29enne ghanese aveva aggredito i militari nella zona della stazione nuova di Fossacesia Rimase ferito insieme al comandante dei vigili Laudadio. La difesa ricorrerà in appello
FOSSACESIA. Sei anni e 8 mesi di reclusione per tentato omicidio, lesioni e resistenza a pubblici ufficiali, danneggiamento aggravato, porto abusivo di armi e minacce. È la sentenza, con rito abbreviato, emessa dal giudice Marina Valente nei confronti di Jaw Tabiri Isaac, 28 anni, profugo ghanese protagonista della sparatoria, avvenuta alla nuova stazione di Fossacesia il 30 settembre scorso, in cui erano rimasti coinvolti i carabinieri della compagnia di Ortona. Il profugo e il comandante della polizia municipale di Fossacesia, Fiorenzo Laudadio, erano stati feriti dai proiettili sparati dai militari per fermarlo.
Secondo le indagini il 30 settembre scorso Tabiri prima litiga con due connazionali nel centro di accoglienza di Torino di Sangro dove era ospitato, minacciandoli con i coltelli e scagliandone addirittura uno contro una donna, che si conficca nel muro della cucina. Poi esce dal centro e si dirige sulla Statale 16 Adriatica. Camminando al centro della strada minaccia gli automobilisti armato di due coltelli, uno a sega e uno a doppia lama. I cittadini chiamano i carabinieri, giunti da Fossacesia e Torino di Sangro, che cercano di calmare l’uomo. Sul posto arriva anche una pattuglia della polizia municipale per regolare la viabilità. In via Piane, nella zona della stazione nuova a Fossacesia Marina, il ghanese scaglia pietre e massi contro i militari che lo circondano e contro le auto di servizio, distruggendone tre. Poi, dopo aver urlato di avere la cintura piena di esplosivo (addosso ha dei sacchetti che, solo alla fine, si era scoperto essere pieni di riso), si scaglia contro i carabinieri invocando Allah. Due militari ingaggiano una colluttazione per disarmarlo ma ad uno dei due cade la pistola dalla fondina. La prende il ghanese, la punta contro i militari e spara, ma è scarica. Capisce che deve caricarla e quando prova ad armare il cane i carabinieri sparano dei colpi verso di lui: due colpiscono Tabiri alla gamba destra. Uno dei due proiettili, però, dopo aver frantumato il parabrezza dell’auto di servizio della polizia municipale, ferisce alla gola il comandanee Laudadio. Gli altri militari coinvolti riportano lesioni (escoriazioni e contusioni) giudicate guaribili in 7 giorni. Il ghanese non ha mai saputo spiegare il suo gesto. Anche ieri è rimasto ad ascoltare, grazie ad una interprete, in silenzio quello che accadeva in udienza. Ha sentito la richiesta di condanna del pubblico ministero Andrea Papalia a 8 anni e 6 mesi di reclusione. Poi l’arringa del suo difensore, l’avvocato Giuliana De Nicola del foro di Pescara, che ha chiesto l’assoluzione per mancanza di prove: non c’è negli atti la perizia balistica, né sarebbero state individuate le impronte di Tabiri sull’arma. De Nicola preannuncia ricorso in appello dove chiederà di sottoporre il ghanese a perizia psichiatrica, negata dal tribunale di Lanciano.
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