Spedizione punitiva tra i rom: sei feriti con bastoni e cric

La lite pare dovuta a rancori per un’abitazione popolare contesa e per rapporti familiari ormai logorati Polizia e carabinieri presidiano la zona per tutta la notte. Cinque gli aggressori in fase di identificazione
LANCIANO. Una spedizione punitiva contro familiari della stessa etnia rom. Virano su questa ipotesi le indagini sulla notte di follia e terrore nel quartiere Santa Rita. Prima le botte con mazze e cric, poi le sirene delle ambulanze e delle forze dell’ordine che hanno presidiato fino al mattino le abitazioni delle famiglie coinvolte. Sei le persone ferite e cinque gli aggressori che la polizia sta cercando di identificare. Ma i contorni dell’inquietante vicenda restano tutti da chiarire.
LA CHIAMATA AL 113. Alle 21,30 di venerdì sera una 41enne chiama il 113 e segnala la presenza di alcuni parenti che con fare minaccioso sono vicino a casa sua. Parte da qui la notte di follia che ha coinvolto diverse famiglie rom, imparentate tra loro. La donna è a casa del padre, una villetta in via Sabino, con tutta la famiglia. È qui che arrivano a bordo di un’utilitaria i familiari, da Torre Marino e da altre zone dello stesso rione Santa Rita, per quello che sembra un vero e proprio agguato.
LA SPEDIZIONE PUNITIVA. Il gruppo forza il cancello per accedere nell’abitazione dei congiunti, aggredendo e colpendo violentemente i presenti con mazze di ferro, bastoni di legno e un cric per auto. Sarebbe stata usata anche una stampella. La violenza dura alcuni minuti, poi i cinque (ma probabilmente erano di più) fuggono via, abbandonando le armi usate fuori dall’abitazione. Gli agenti della Squadra volante e della Sezione anticrimine del commissariato, diretti dal vicequestore Lucia D’Agostino, arrivano sul posto e trovano i feriti in strada, qualcuno allungato per terra. La violenza si è consumata nel cortile della villetta, dove restano vistose tracce di sangue. Nell’assalto è stato colpito anche il bulldog di famiglia. Ma le botte sono continuate in strada: sull’asfalto, fuori dalla villetta, è rimasta una grossa macchia di sangue e lungo via Sigismondi, per terra, una maglietta intrisa di sangue. È probabile che chi abbia preso inizialmente le mazzate, le abbia anche restituite.
I FERITI. Il quartiere si riempie presto di auto della polizia, con rinforzi arrivati da Chieti e Vasto (c’è anche il dirigente Fabio Capaldo), dei carabinieri e della guardia di finanza. Sul posto arrivano diverse ambulanze del 118 per soccorrere i sei feriti, trasportati al Pronto soccorso del Renzetti. Lo spiegamento delle forze dell’ordine si sposta qui: militari e agenti restano fino a tarda notte a presidiare l’ospedale per evitare eventuali rappresaglie. I feriti dopo gli accertamenti vengono dimessi con prognosi da 10 a 30 giorni. «Mi hanno lanciato il cric in testa, da lontano», racconta il capofamiglia. La moglie ha vistosi tagli sul capo che hanno richiesto punti di sutura, i figli hanno riportato lesioni in testa, tagli alle mani, contusioni a braccia e gambe, il nipote ha un braccio rotto. Anche tra i componenti della fazione rivale ci sarebbero feriti.
LA RAPPRESAGLIA. Intorno all’1,15 gli ultimi componenti della famiglia aggredita lasciano l’ospedale, scortati dai carabinieri. Passando per via De Riseis, sotto casa dei rivali, avviene un altro episodio: dal palazzo viene lanciata un’anta della finestra delle scale che va a colpire l’auto dei familiari, danneggiandola. Inevitabile la rappresaglia. All’1,30 di notte la faida tra fratelli, cugini e nipoti si trasferisce in via De Riseis: scene da guerriglia urbana con 15 o 20 persone, arrivate anche da fuori Lanciano a dare man forte, che sotto i palazzi dell’Ater indirizzano insulti e minacce ai congiunti. Qualcuno si scaglia con violenza contro il portone del palazzo, mandando in frantumi i vetri. Le forze dell’ordine evitano di intervenire, se non per evitare che qualcuno entri nel palazzo. Nella strada c’è il coprifuoco, con le famiglie residenti costrette a barricarsi in casa. Poi il gruppo si disperde. Polizia e carabinieri restano a presidiare il palazzo. Nella notte si susseguono falsi allarmi, nel tentativo di alleggerire il presidio, ma non succede più nulla.
LE INDAGINI. La situazione resta tesa fino alle 6 del mattino. Le indagini partono subito, vengono ascoltate le persone aggredite. La polizia è al lavoro per identificare gli autori della spedizione punitiva e accertare il movente «che ha originato una simile inaudita violenza», sottolinea il commissariato. Al vaglio degli investigatori ci sono diverse ipotesi, ma sembra che tutto ruoti attorno a un alloggio popolare conteso e a rapporti familiari logorati. La faida familiare andrebbe avanti da circa tre anni, come raccontano agli investigatori i protagonisti senza entrare però nel dettaglio. Intanto i controlli si rafforzano, con pattuglie inviate anche da Pescara e il supporto delle altre forze dell’ordine, in vista di un’altra nottata.
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