Spende tutto alle slot e perseguita la ex

Sessantenne pretende soldi dalla donna, condannato. L’accusa del figlio: «Mia madre lo manteneva, mai lavorato in vita sua»
CHIETI. «Papà non ha mai lavorato in vita sua: spendeva tutto per le slot machine e le sigarette. Ecco perché voleva i soldi in anticipo da mia madre. Non gli bastava che lei lo mantenesse: lui voleva sempre di più». Così, in un’aula del tribunale di Chieti, il figlio di un presunto stalker ha spiegato cosa si nascondeva dietro al comportamento del genitore. Alla fine l’uomo, un 60enne residente in città, è stato condannato a un anno e 3 mesi di reclusione per atti persecutori e violazione di domicilio nei confronti della ex moglie. La sentenza del giudice Andrea Di Berardino è arrivata dopo le testimonianze della vittima, una gioielliera di 66 anni, e di uno dei figli nati dalla relazione con quell’uomo che avrebbe trasformato in un incubo la sua vita. Nel capo d’imputazione si parla di una valanga di telefonate, pedinamenti «sistematici» e scenate nel negozio dove lei lavora. Il 60enne, che non ha un lavoro fisso, non le avrebbe dato tregua perché voleva a tutti i costi più soldi. Come disposto dal tribunale, infatti, è la donna a dover provvedere al mantenimento dell’ex marito con una cifra mensile. Ma quel denaro non bastava più all’uomo, che non voleva un assegno né un bonifico su un conto corrente ma pretendeva di ricevere tutto in contanti, non solo alla scadenza stabilita ma anche durante il mese. Di fronte al rifiuto della donna di consegnare ancora più soldi, le molestie sarebbero cresciute fino a diventare insostenibili e a causare nella vittima, come si legge sul capo d’imputazione, «un giustificato stato d’ansia e di timore per la propria incolumità». Lo stalker ha cominciato ad aspettarla sotto casa e ad appostarsi alla fermata dell’autobus, importunandola di continuo. La situazione è precipitata ad aprile. Una sera il 60enne ha raggiunto il palazzo dove vive la gioielliera e ha iniziato a suonare con insistenza il citofono, come già accaduto in passato. Lei si è rifiutata di aprire ma lui, nonostante tutto, si è introdotto nell’androne raggiungendo il pianerottolo in cui si trova l’appartamento della donna. A quel punto si è attaccato al campanello: quando la ex gli ha detto che avrebbe telefonato al 113, si è allontanato in fretta. È stato necessario l’intervento della polizia, che ha notificato allo stalker il divieto di avvicinamento, per mettere fine a mesi di prepotenze e pedinamenti.
Ma l’imputato ha sempre negato ogni addebito, sottolineando che in passato è stato anche costretto a denunciare l’ex moglie perché non gli avrebbe versato il mantenimento entro la data fissata dal tribunale. Insomma: una storia di querele incrociate arrivata più volte nelle aule di giustizia. Il vice procuratore onorario Alissa Miscione aveva chiesto l’assoluzione, ma il giudice Di Berardino ha ritenuto provate le accuse. Scontato il ricorso in appello da parte dell’imputato.

