Spia le chat della moglie, rischia tre anni

24 Gennaio 2020

Un marito di 44 anni deposita in tribunale 97 conversazioni che la donna ha avuto con altri uomini, ma scatta la denuncia

CHIETI. Spia su Facebook le chat della moglie e, durante la separazione, deposita in tribunale 97 immagini con le conversazioni che la donna ha avuto con altri uomini: «È la dimostrazione che mi ha tradito: ci siamo lasciati per colpa sua», è la tesi sostenuta in udienza. Ma lei, 42 anni, non tollera quell’«interferenza nella sua vita privata», racconta tutto in caserma e i carabinieri della compagnia di Chieti denunciano il marito, 44 anni, residente alle porte del capoluogo teatino, per «violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza». Adesso il caso è arrivato in procura: l’indagato rischia una condanna fino a 3 anni di reclusione.
Ma andiamo con ordine. Da un po’ di tempo i due non vanno più d’accordo: litigi continui e piccole ripicche quotidiane fanno sì che la coppia decida di separarsi. La procedura consensuale non sembra una strada percorribile: fin da subito, attraverso i rispettivi avvocati, moglie e marito si danno battaglia a suon di accuse reciproche in sede di udienza, per addebitare l’uno all’altra le responsabilità del fallimento del matrimonio. Fatto sta che, probabilmente in un attimo di distrazione della donna, il 44enne riesce a prendere il cellulare di lei, ad aprire Messenger, la nota applicazione collegata a Facebook, e a fare gli screenshot dei messaggi che la moglie si è scambiata con altri uomini. Quelle immagini, secondo lui, sono la prova dei tradimenti. Così, tramite i suoi legali, decide di consegnare tutto al giudice durante la causa di separazione. In altre parole: l’obiettivo del marito è addebitare alla moglie la fine della storia e sfuggire all’obbligo di mantenimento nei suoi confronti. Ma, una volta scoperto che le conversazioni private sono finite dentro il fascicolo, la donna va su tutte le furie e presenta una querela davanti ai carabinieri del maggiore Massimo Capobianco. A questo punto, i militari dell’Arma segnalano l’uomo alla procura perché è venuto in possesso di quelle chat senza alcun tipo di autorizzazione da parte della donna.
Non è la prima volta che veleni e separazioni finiscono all’attenzione dei pm teatini. Perché, sempre più spesso, si arriva a violare la legge pur di farla pagare all’ex coniuge. Qualche mese fa, ad esempio, un 40enne ha depositato in tribunale 14 foto osé della moglie. Il suo scopo era dimostrare che lei non si dedicava alla cura della casa e che, quindi, non ottemperava ai doveri che derivano dal matrimonio. Per fornire le prove, ha presentato immagini con la donna in pose sessualmente esplicite e nelle quali si noterebbe, sullo sfondo, il disordine presente nell’appartamento. Il risultato? Il marito è stato denunciato per il nuovo reato di «revenge porn», che prevede la reclusione da uno a 6 anni.