Spietati e con le armi sempre nell’auto

Sventati all’ultimo secondo un agguato a colpi di fucile e una rapina in una farmacia del Teramano
CHIETI. I componenti del gruppo dei fratelli Shametaj giravano anche armati. È il caso di Hergys Myrtaj, albanese di 30 anni: per l’accusa, partecipava agli acquisti di cocaina «che lui stesso smistava unitamente alla convivente Sara Trabucco». Il 13 gennaio del 2017 l’uomo è stato arrestato dalla polizia in un bar di Montesilvano: nascondeva nella tasca del giubbino una pistola calibro 7,65 carica. Non solo: Myrtaj trasportava nel bagagliaio dell’auto un fucile a canne mozze, anch’esso carico, e un coltello a serramanico. L’intervento degli agenti è stato provvidenziale. Il 30enne, infatti, «di lì a breve avrebbe dovuto cedere la pistola al connazionale Fatjon Shametaj, su richiesta di quest’ultimo», scrive il gip Giuseppe Romano Gargarella. Ma, cosa ben più grave, il fucile a canne mozze sarebbe stato utilizzato da Myrtaj per colpire il cognato, all’epoca latitante, «reo di aver tentato di estorcere del denaro alla sorella Sara Trabucco, convivente di Myrtaj». Ma non è l’unico episodio violento scongiurato dalla polizia. «La necessità di recuperare denaro per saldare le partite di stupefacente», ricostruiscono gli investigatori, «portava alla progettazione di reati predatori. In questo contesto, in una circostanza è stata sventata una rapina pianificata ai danni di una farmacia del Teramano, sequestrando una pistola ad aria compressa modificata e un passamontagna». Non di rado, aggiunge il giudice, «gli appartenenti albanesi non si facevano scrupoli nel far arrivare anche per interposta persona chiari messaggi minatori nei confronti di chi ritardava i pagamenti dei precedenti acquisti di droga». (g.let.)

